LA CHIESA CATTOLICA
ATTO
IV
Il Vaticano e l' antico vizio
"Non
serve farsi prete per mettersi la gonna": Stefano Casagrande,
icona del movimento gay a cui il Comune di Bologna ha intitolato un
giardino, aveva coniato questa divertente massima per ammiccare alla
chiacchierata omosessualità degli ambienti clericali. La
chiacchiera, in realtà, ha numerose pezze d'appoggio e nell'ambiente
gay credo che ogni cruising, ogni sauna, ogni battuage conosca a
menadito i suoi ospiti "votati alla castità". Una volta,
passeggiando per Roma, un amico con estrema disinvoltura e senza
nemmeno far finta di rivelarmi chissà quale segreto, mi indicò un
vecchio portone accanto a un'impalcatura
e mi disse: «Guarda,
quella era la dark dei seminaristi».
A
Roma, insomma, non ci si stupisce. E in effetti non si stupisce
davvero nessuno, in nessun luogo. Semmai qualcuno si indigna e lancia
l'appello per portare allo scoperto i preti gay. Oppure qualcun
altro, come don Franco Barbero , crea reti di solidarietà che
rispediscono al mittente il diktat omofobo del Vaticano e sii offrono
all'ascolto dei fratelli gay. Con l'abito talare o no.
Addirittura
nel passato nessuno si sarebbe stupito di sentire che un corista
della Cappella Sistina procurava ragazzi per sesso a un gentiluomo
del papa , come è venuto a galla nei giorni scorsi per il caso
Balducci. Di questo è convinto Aurelio Mancuso, ex presidente di
Arcigay, che in una nota e in una successiva intervista concessa a
Radio Radicale ha tracciato il profilo di una potente lobby
omosessuale all'interno delle gerarchie vaticane. «Non mi stupisce
affatto che esista nelle gerarchie cattoliche la necessità di avere
il piacere a disposizione», dice Mancuso. Nulla di nuovo, per
carità. Ma ad intrigare, in questo caso, è il riferimento che
Mancuso fa al Liber Pontificalis, il leggendario "Libro dei
papi", fonte storica importante dello Stato pontificio. Lì,
dice Mancuso nella nota, «Tutto è sapientemente e accuratamente
descritto (per chi sa leggere)». Nell'intervista è addirittura più
preciso: in quelle fonti, dice, «si descrivono papi omosessuali,
orge di tutti i tipi». E subito dopo: «lì si descrivono le
angherie dei papi, dei cardinali. Come avvenivano le elezioni dei
papi, gli amanti e le amanti forzati di molti papi, i figli e le
figlie avuti dai papi, i figli dei papi che diventano papi. Insomma
non si nasconde il fatto che, come si dice nel gergo cattolico, la
Chiesa è peccatrice del mondo». Perciò, dice Mancuso, lascia
interdetti lo stupore dei vaticanisti, cioè dei giornalisti che si
occupano della cronaca dei fatti vaticani: loro dovrebbero conoscere
la storia dei papi, non dovrebbero meravigliarsi.
Lo
scandalo nasce, sostiene Mancuso, dopo il giro di vite avuto da
Giovanni Paolo II in poi, quando cioè oltre all'omosessualità la
condanna del Vaticano si è estesa anche sugli omosessuali.
Inevitabilmente oggi, «questa violenza - conclude - gli si sta
ritorcendo contro». (fonte: blogsfere.it)
In
questo sito:
Ci
sono fino a 46 pagine dedicate all'argomento VENTI
SECOLI DI PAPATO io ne
riporto solo alcune che mi sembrano più vicine all'argomento in
questione. Claudio Zapparoli
L'approssimarsi della tempesta
(le
immagini del testo sono in parte originali ed in parte tratte dai
testi citati in bibliografia)
Nel
quindicesimo secolo non una voce si levava in difesa del papato e,
con uomini come Francesco della Rovere sul trono, non è difficile
immaginare perché.
Francesco divenne Sisto IV nel 1471. Aveva diversi figli, chiamati, secondo il costume dell'epoca, "i nipoti del papa". Sisto concesse a tre nipoti ed ad altri sei parenti il cappello cardinalizio. Tra i vari beneficiari c'era anche Giuliano della Rovere, futuro Giulio II.
Francesco divenne Sisto IV nel 1471. Aveva diversi figli, chiamati, secondo il costume dell'epoca, "i nipoti del papa". Sisto concesse a tre nipoti ed ad altri sei parenti il cappello cardinalizio. Tra i vari beneficiari c'era anche Giuliano della Rovere, futuro Giulio II.
Il
favorito di Sisto era Pietro Riario, che lo storico Theodor
Griesinger ritiene fosse figlio suo e della sorella. Di sicuro il neo
papa dimostrava un'allarmante affetto per il ragazzo. Tanto da
nominarlo vescovo di Treviso, cardinale arcivescovo di Siviglia,
patriarca di Costantinopoli, arcivescovo di Valencia e, da ultimo,
arcivescovo di Firenze (dove risiedevano i suoi mortali nemici: I de
Medici)
Fino
a quel momento Pietro, che era stato un semplice francescano, ogni
anno cuoceva il proprio unico saio per eliminare i parassiti.
Diventato cardinale cambiò radicalmente. Si trasformò in uno spendaccione su larga scala, in un donnaiolo, che manteneva amanti nella ricchezza più sfrenata, tanto da far preoccupare persino i diaristi dell'epoca. Morì giovane completamente scoppiato dai vizi.
Diventato cardinale cambiò radicalmente. Si trasformò in uno spendaccione su larga scala, in un donnaiolo, che manteneva amanti nella ricchezza più sfrenata, tanto da far preoccupare persino i diaristi dell'epoca. Morì giovane completamente scoppiato dai vizi.
Opera
di Sisto fu la cappella che porta il suo nome (Cappella Sistina),
nella quale attualmente avvengono tutte le elezioni papali. Da
ricordare il fatto che la predetta Cappella Sistina ne ha viste di
tutti i colori: dai cardinali che bivaccavano, si pestavano e si
intrattenevano sino ai cavalli di Napoleone, che la utilizzò come
stalla.
Sisto
fu anche il primo papa a concedere una licenza "legale" ai
bordelli di Roma, che gli portavano trentamila ducati all'anno in
imposte, ed a concedere ai preti di tenersi una compagna contro
pagamento di un'apposita tassa. Un'altra fonte di guadagno era quella
rinveniente dai permessi concessi ai ricchi di consolare certe
signore in assenza dei mariti. Ma era nel campo delle indulgenze che
Sisto mostrò tutto il suo genio: egli fu infatti il primo che pensò
di poterle liberamente applicare ai morti. Questo costituì una
illimitata fonte di guadagno alla quale nessuno dei suoi
predecessori, neanche i più avidi, aveva mai pensato.
La
cosa aveva implicazioni teologiche straordinarie perché il papa,
creatura di carne e sangue, affermava di avere potere nella regione
della morte. Anime tormentate per il loro peccaminoso comportamento
da
viventi, potevano ora essere liberate dai tormenti del Purgatorio
sulla sola parola del papa, posto che i loro affezionati e religiosi
familiari pagassero la giusta mercede. Chi si sarebbe rifiutato di
compiere un atto di carità cristiana verso le persone amate? Padri,
mariti, amanti, parenti, tutti cercavano di tirare fuori dal
purgatorio i loro cari spendendo quanto necessario.
Con
la minaccia e la descrizione di luoghi orribili (il purgatorio era
rappresentato come luogo di sofferenza) tutti erano indotti a credere
che il perdono papale avrebbe condotto i loro cari in paradiso. Il
potenziale di corruzione era enorme. In precedenza buona parte del
reddito della Curia e del papato proveniva dal commercio di reliquie,
che, peraltro, non erano inesauribili anche se facilmente
falsificabili. La grandezza di Sisto risiede nel suo essere riuscito
a scovare un bene assolutamente illimitato e non consumabile, il cui
prezzo poteva essere adattato a tutte le borse e che non costava
assolutamente nulla. Ai fedeli non era richiesto pentimento,
preghiera o altro, solo il pagamento del controvalore (adattabile
alle possibilità di ciascuno).
L'invenzione
del Purgatorio, del quale non esiste citazione alcuna nelle scritture
sacre, era elemento sostanziale di questo fruttuosissimo commercio
papale. La semplice riflessione che se il papa può liberare un anima
per denaro, la può ben liberare anche senza denaro, se ne può
liberare una , le può anche liberare tutte e , se non lo fa, è un
mostro tiranno - come giustamente rilevò Simon Fish (A Supplicacyion
for the Beggars- 1529) , pareva non venire eseguita da alcuno.
Tanto
per peggiorare le cose,come già detto, nel 1478 Sisto pubblicò
anche la Bolla che istituiva l'Inquisizione nella Castiglia. Nel 1482
duemila eretici furono bruciati nella sola Andalusia.
Sisto
morì nel 1484 e qualcuno disse, dato il temperamento guerrafondaio
dimostrato dal papa, che era stato ucciso dalla pace.
Il
suo successore, Innocenzo VIII, provvide ad emettere la Bolla
Spagnola contro gli ebrei, che , secondo quanto detto da "Il
Dizionario Cattolico" provvide a fornire lavoro all'Inquisizione
per secoli. Malgrado le richieste crescenti decise di non fare nulla
contro il concubinaggio del clero, tanto che qualcuno, ironizzando,
scrisse:"Sua Santità si alza la mattina dal suo letto di
puttane per aprire e chiudere i cancelli del Purgatorio e del
Paradiso". In punto di morte sembra abbia fatto sperimentare su
di sè (dal suo medico ebreo, che lui credeva avesse magici poteri)
la trasfusione del sangue di tre giovani (tutti morti inutilmente,
anche se lautamente pagati "da vivi", perchè appena morti
Burchard, suo segretario, si riprese i denari). Ma non eravamo ancora
arrivati in fondo all'abisso.
Si
ritiene che il catalano Rogrigo Borgia abbia commesso il suo primo
omicidio quando aveva dodici anni, uccidendo a pugnalate un coetaneo.
Non sembra avesse alcuna riservatezza nemmeno per quanto riguarda le
faccende amorose, ma, sfortunatissimo, suo zio era il pontefice
Callisto III, che provvide, nel 1456, a nominarlo arcivescovo di
Valencia, la più importante diocesi spagnola.
Rodrigo era già famoso per fare sesso indifferentemente con una signora e le sue due bellissime figlie (una delle quali era la sua amata Vanozza Cattanei)
Rodrigo era già famoso per fare sesso indifferentemente con una signora e le sue due bellissime figlie (una delle quali era la sua amata Vanozza Cattanei)
Richiamato
a Roma per diventare cardinale, a ventisei anni, e vice cancelliere
della Chiesa un anno dopo, non potendo sostenere il dispiacere dalla
lontananza dalle sue amanti le sistemò a Venezia.
Alla morte dello zio il nuovo papa, Pio II, gli ruppe un poco le balle ironizzando sul fatto che "gli si addiceva non aver altro in testa che piaceri voluttuosi", ma , nel complesso, Rodrigo superò il regno di ben quattro papi, riuscendo a farsi eleggere nel 1492 con il nome di Alessandro VI, dimenticandosi tra l'altro che Alessandro V era stato inserito tra gli antipapi e quindi ufficialmente "non esisteva".
Alla morte dello zio il nuovo papa, Pio II, gli ruppe un poco le balle ironizzando sul fatto che "gli si addiceva non aver altro in testa che piaceri voluttuosi", ma , nel complesso, Rodrigo superò il regno di ben quattro papi, riuscendo a farsi eleggere nel 1492 con il nome di Alessandro VI, dimenticandosi tra l'altro che Alessandro V era stato inserito tra gli antipapi e quindi ufficialmente "non esisteva".
Nella
lotta per l'elezione venne spesa una vera fortuna. Sul della Rovere
erano stati impegnati 200.000 ducati dalla Francia e 100.000 da
Genova, ma il Borgia , pur spendendo fino all'ultimo quattrino riuscì
a prevalere.
Si dice che dopo l'elezione, Giovanni de Medici abbia detto al Cardinal Cibo:"Ora siamo nelle grinfie del lupo più selvaggio che il mondo abbia mai visto. O scappiamo o lui, senza dubbio alcuno, ci divorerà.". Il cardinal della Rovere fuggì immediatamente, per ritornare solo dieci anni dopo, quando il Borgia era già morto.
Si dice che dopo l'elezione, Giovanni de Medici abbia detto al Cardinal Cibo:"Ora siamo nelle grinfie del lupo più selvaggio che il mondo abbia mai visto. O scappiamo o lui, senza dubbio alcuno, ci divorerà.". Il cardinal della Rovere fuggì immediatamente, per ritornare solo dieci anni dopo, quando il Borgia era già morto.
Del
Borgia si sa quasi tutto, delle sue amanti, dei suoi molti figli
(quasi tutti regolarmente riconosciuti, bisogna dirlo), della
sospettata relazione con sua figlia Lucrezia e del feroce e
crudelissimo Cesare, modello del Machiavelli per "il Principe"
Sembra
che Alessandro avesse intenzione di condurre Cesare fino al papato,
con le varie nomine a vescovo, a cardinale e con le ripetute Bolle
emanate al fine di regolarizzarne la posizione pubblica.
Ma
Cesare doveva essere troppo anche per il padre, tanto che sembra che
anche la morte di Alessandro conseguisse ad un erroneo tentativo di
avvelenamento (erroneo perché non diretto al padre) che Cesare
sbagliò.
Lucrezia
Borgia
(Subiaco,
18
aprile
1480
– Ferrara,
24
giugno
1519)
fu una nobildonna italiana, figlia illegittima di papa
Alessandro VI
e della sua amante Vannozza
Cattanei.
Gli
anni del papato del Borgia, a rileggerne la sequenza e gli eventi che
si verificarono nel loro corso, hanno un qualcosa di estremo, di "off
limits" , del genere di quell'orologio che pubblicizzano in tv.
Tutto era portato all'eccesso: gli omicidi, gli avvelenamenti, le
orgie, i rapporti incestuosi, la sifilide e le malattie veneree, i
mariti ammazzati perché inutili o fastidiosi. Insomma un mondo di
viziosi violenti dei quali Rodrigo non era certamente il peggiore.
Le questioni politiche di potere condizionavano poi anche la pubblica verità, come quando per poter far risposare Lucrezia (per ragioni politiche) Alessandro cercò di far annullare il precedente matrimonio con Giovanni Sforza per "matrimonio non consumato per impotenza del marito". Tutta Roma ne rise per mesi dato che lo Sforza rifiutò di cooperare, affermando la consumazione abbondante, la sua virilità ed offrendo anche pubbliche dimostrazioni, mentre Lucrezia era conosciuta come "la più gran puttana che Roma abbia mai conosciuto". La morte di Alessandro per avvelenamento fu orrenda ed il cadavere fu descritto dall'ambasciatore Giustiniani, veneziano, "come il più orribile, mostruoso e brutto corpo morto che si sia mai visto, senza ogni forma o apparenza di umanità". Qualche ora dopo la morte il corpo esplose vapori sulfurei da tutti gli orifizi ed era tanto puzzolente che fu difficile trovare qualcuno che lo mettesse nella bara e lo trasportasse in San Pietro, da dove, peraltro, fu espulso nel 1610 (ora è deposto nella Chiesa Spagnola di Via di Monserrato).
Le questioni politiche di potere condizionavano poi anche la pubblica verità, come quando per poter far risposare Lucrezia (per ragioni politiche) Alessandro cercò di far annullare il precedente matrimonio con Giovanni Sforza per "matrimonio non consumato per impotenza del marito". Tutta Roma ne rise per mesi dato che lo Sforza rifiutò di cooperare, affermando la consumazione abbondante, la sua virilità ed offrendo anche pubbliche dimostrazioni, mentre Lucrezia era conosciuta come "la più gran puttana che Roma abbia mai conosciuto". La morte di Alessandro per avvelenamento fu orrenda ed il cadavere fu descritto dall'ambasciatore Giustiniani, veneziano, "come il più orribile, mostruoso e brutto corpo morto che si sia mai visto, senza ogni forma o apparenza di umanità". Qualche ora dopo la morte il corpo esplose vapori sulfurei da tutti gli orifizi ed era tanto puzzolente che fu difficile trovare qualcuno che lo mettesse nella bara e lo trasportasse in San Pietro, da dove, peraltro, fu espulso nel 1610 (ora è deposto nella Chiesa Spagnola di Via di Monserrato).
L'inevitabile
Riforma
Poco
dopo il Borgia (nell'intervallo ci fu Pio III) salì sul trono papale
Giulio II, uno degli uomini più rimarcabili della storia. Era un
francescano genovese, alto, di bella presenza e sifilitico. Pagò per
essere eletto centinaia di migliaia di ducati e, subito dopo, decretò
che chiunque corrompesse nel corso di un Conclave doveva essere
deposto.
Uomo atletico, egli portava sempre con se un bastone con il quale colpiva chiunque gli rompesse le scatole. La religione per lui non era neanche un hobby e la sua quaresima consisteva in pranzi con trote, lamprede, tonno ed il miglior caviale.
Viene ricordato anche come un patrono delle arti e l'essere riuscito a convincere Michelangelo a produrre le decorazioni della Cappella Sistina va sicuramente a suo merito (Michelangelo rifiutò il primo incarico e, dopo essere fuggito a Firenze, accettò solo nel 1508, due anni dopo e soltanto perché Giulio II lo costrinse).
Probabilmente Michelangelo non amava particolarmente dipingere e , ritenendosi uno scultore, pensava che in un opera del genere non avrebbe potuto esprimersi al meglio. Persino dalle "ricevute" da lui redatte traspare questa sua opinione: "Io, Michelangelo Buonarroti, scultore , ho ricevuto 500 ducati in acconto....per dipingere la volta della Cappella Sistina" In quattro anni l'artista riempì quasi 500 metri quadri di volta con oltre 300 figure.Lo stare sempre disteso gli fece venire il gozzo, gli irrigidì la spina dorsale e la sua barba si fuse con i peli del torace.
La sua opera creò un nuovo Vaticano.
Uomo atletico, egli portava sempre con se un bastone con il quale colpiva chiunque gli rompesse le scatole. La religione per lui non era neanche un hobby e la sua quaresima consisteva in pranzi con trote, lamprede, tonno ed il miglior caviale.
Viene ricordato anche come un patrono delle arti e l'essere riuscito a convincere Michelangelo a produrre le decorazioni della Cappella Sistina va sicuramente a suo merito (Michelangelo rifiutò il primo incarico e, dopo essere fuggito a Firenze, accettò solo nel 1508, due anni dopo e soltanto perché Giulio II lo costrinse).
Probabilmente Michelangelo non amava particolarmente dipingere e , ritenendosi uno scultore, pensava che in un opera del genere non avrebbe potuto esprimersi al meglio. Persino dalle "ricevute" da lui redatte traspare questa sua opinione: "Io, Michelangelo Buonarroti, scultore , ho ricevuto 500 ducati in acconto....per dipingere la volta della Cappella Sistina" In quattro anni l'artista riempì quasi 500 metri quadri di volta con oltre 300 figure.Lo stare sempre disteso gli fece venire il gozzo, gli irrigidì la spina dorsale e la sua barba si fuse con i peli del torace.
La sua opera creò un nuovo Vaticano.
Giulio
però amava la guerra ancora più dell'arte e gli piaceva condurla
personalmente. Era un ottimo stratega e, malgrado fosse così
consumato dalla sifilide da non poter offrire il piede da baciare
"quia totus erat ex morbo gallico ulcerosus", andava a
cavallo in armatura guidando il suo esercito una volta tanto non per
la famiglia ma per il papato. Sembra fosse sua l'espressione, nel
corso dell'assedio di Morandola, allora in mani francesi, "Vediamo
chi ha le balle più grosse, se il re di Francia o il papa". E
non si riferiva alle palle di cannone.
Era, peraltro, anche un donnaiolo impenitente (ancora da cardinale aveva già avuto tre figlie)
Era, peraltro, anche un donnaiolo impenitente (ancora da cardinale aveva già avuto tre figlie)
Giulio
II, alias Giuliano della Rovere, morì nel 1513. La sua irritazione
per non ricevere il richiesto supporto nelle campagne militari lo
condusse a preparare una Bolla contro Luigi XII di Francia, nella
quale lo privava del regno sostituendolo con il pio Enrico VIII
(allora soprannominato "defensor fidei", ma cambiò
completamente parere quando gli proibirono di divorziare)
d'Inghilterra, che fortunatamente la morte gli impedì di pubblicare.
Probabilmente la sua Bolla avrebbe reso protestante anche la Francia, come poi avvenne con l'inghilterra.
Probabilmente la sua Bolla avrebbe reso protestante anche la Francia, come poi avvenne con l'inghilterra.
Alla
nuova elezione il cardinal Farnese corse fuori dal conclave urlando a
squarciagola:"Palle! Palle!". Era il riferimento ai "palli"
dello stemma de'Medici. Sembra che fossero tutti stupefatti, perché
era una scelta imprevista.
Giovanni de Medici aveva solo 38 anni ed essere figlio di Lorenzo il magnifico e di una Orsini doveva essere stato un vantaggio non da poco.
A sette anni, epoca della sua prima comunione, venne fatto abate. A otto il Re di Francia lo volle arcivescovo di Aix en Provence; fortunatamente qualcuno controllò e riscontrò che c'era già un arcivescovo ad Aix. Per compensazione il Re lo fece priore di Chartres. A undici diventò abate di Monte Cassino. A tredici anni divenne il più giovane cardinale di ogni epoca, pur non eguagliando il primato di Benedetto IX, che diventò papa ad undici anni.
Giovanni de Medici aveva solo 38 anni ed essere figlio di Lorenzo il magnifico e di una Orsini doveva essere stato un vantaggio non da poco.
A sette anni, epoca della sua prima comunione, venne fatto abate. A otto il Re di Francia lo volle arcivescovo di Aix en Provence; fortunatamente qualcuno controllò e riscontrò che c'era già un arcivescovo ad Aix. Per compensazione il Re lo fece priore di Chartres. A undici diventò abate di Monte Cassino. A tredici anni divenne il più giovane cardinale di ogni epoca, pur non eguagliando il primato di Benedetto IX, che diventò papa ad undici anni.
Persino
Innocenzo VIII, che non era di mentalità ristretta, ebbe degli
scrupoli a portarlo nel Sacro Collegio prima dei vent'anni e pretese
che trascorresse tre anni di prova apprendendo teologia e canone
ecclesiastico.
All'epoca
della sua elezione Giovanni "faccia di pasta" era grasso,
miope con gli occhi a palla e, per ragioni all'inizio non ben chiare,
casto. Non aveva ne amanti ne "nipoti" ( o bastardi). La
ragione era probabilmente la sua omosessualità. Guicciardini afferma
che il papa era eccessivamente dedito ai piaceri della carne,
specialmente a quelli che, per decenza, non possono essere
menzionati.
Quando
il Concilio iniziò Giovanni era malato e dovette esserVi trasportato
in barella, cosa che portò alle stelle le sue possibilità di
nomina. Gli elettori avevano anche altre ragioni per votarlo: egli
soffriva di ulcere croniche sulla schiena ed i frequenti interventi
chirurgici (per la loro capacità infettiva) avrebbero dovuto
mandarlo all'altro mondo quanto prima. Malgrado tutto ciò, Leone era
davvero un carattere brillante e vivace. Le sue prime parole come
papa furono dirette a Giulio de Medici, suo cugino illegittimo:"Ora
posso veramente divertirmi."Toltosi il cappello cardinalizio lo
passò al cugino con le parole:"Per te, cugino mio" e si
mise la tiara papale (Tra l'altro Giulio ne fece buon uso diventando
papa con il nome di Clemente VII, uno dei papi più disastrosi).
Invece
di dar via tutto per seguire Cristo, Leone prese per se tutto ciò
che poteva in nome di Cristo. Giocatore incallito e spendaccione si
diceva obbedisse a Gesù in una cosa sola: nel non darsi pensiero del
domani. Era l'unico tipo di papa con cui i romani si sentivano a
proprio agio. Spendeva tutto con loro, invece di spremerli come
limoni per fare stupide guerre, come quel maniaco di Giulio II.
Era
un epoca di sfarzo senza paragone. Il Cardinal Cornero dava pranzi di
65 portate , ciascuna delle quali era composta da tre differenti
piatti. Durante il Carnevale si trascorrevano giornate intere
gozzovigliando, assistendo a spettacoli e facendo balli mascherati.
Leone stipendiava direttamente 683 cortigiani, molti giullari, un orchestra, un teatro permanente (specializzato in Rabelais) e pagava il mantenimento di un gran numero di animali selvaggi, dei quali il suo preferito era un elefante bianco, donatogli da Re Emanuele del Portogallo.
Leone stipendiava direttamente 683 cortigiani, molti giullari, un orchestra, un teatro permanente (specializzato in Rabelais) e pagava il mantenimento di un gran numero di animali selvaggi, dei quali il suo preferito era un elefante bianco, donatogli da Re Emanuele del Portogallo.
Leone
manteneva alla Magliana una residenza di caccia che non aveva nulla
da invidiare a Castel Gandolfo e spendeva cifre tali (prendendole
spesso in prestito da banchieri ad interessi usurari del 40%) che
tutti i bordelli di Roma (c'erano 7.000 prostitute registrate su di
una popolazione di 50.000 persone) non riuscivano a rendergli
abbastanza da andare in pari. La sifilide , come disse appunto il
sifilitico Benvenuto Cellini, "era frequentissima tra i preti".
Per
fare più soldi Leone si inventò nuove cariche da vendere,
quadruplicandole rispetto a quelle esistenti con Sisto IV. Era sua
consuetudine metterle all'asta per ricavarne di più. Ci furono anche
tentativi di assassinio da parte di alcuni cardinali che lo volevano
morto (v. Cardinal Petrucci di Siena, attraverso l'opera del medico
Battista de Vercelli), andati regolarmente a monte. Nel 1517 arrivò
al punto di formalizzare la vendita delle indulgenze, divulgando
addirittura un apposito tariffario, la TAXA
CAMARAE , che sembrano concedere indulto e perdono per quasi ogni
immaginabile crimine.
Nel
corso del suo papato, e sempre per ragioni di soldi, scoppiò il
"casino tedesco". La vendita al Principe Alberto di
Hohenzollern, già vescovo di Magdeburgo e Halbertstadt, delle
diocesi di Mainz e della Primazia Tedesca, contro un fortissimo
prestito da parte dei banchieri Fuggers, portò Leone ad elaborare un
piano di rientro per il debito contratto da Alberto con lui, mediante
un'ulteriore vendita di indulgenze. L'incarico venne materialmente
affidato al domenicano Tetzel (che ne traeva il suo personale
guadagno) che , venditore abilissimo, riusciva a smerciare indulgenze
per tutto (pare che qualcuno abbia venduto anche un'indulgenza così
potente da rimettere i peccati persino a chi avesse violentato la
Vergine Maria).
L'eccesso
vergognoso portò Lutero a reagire inchiodando le sue "Novantacinque
Tesi sulle Indulgenze" sulle grandi porte del castello di
Alberto a Wittenberg.
Martin Lutero, d'altra parte, non era certo il primo a criticare il papato. A parte tutti gli episodi precedenti è da ricordare il rifiuto inglese di ospitare Innocenzo IV (1243-54, allora in fuga da Federico II), giustificato dagli Inglesi "perché la dolce inghilterra non avrebbe potuto sopportare il tanfo della Corte papale." e l'icredibile lettera di ringraziamento di Innocenzo (materialmente scritta dal cardinal Hugo) al popolo di Lione (che lo aveva invece ospitato) : Durante il nostro soggiorno nella vostra città, noi (la Curia Romana), siamo stati di caritevole assistenza per voi. Al nostro arrivo c'erano soltanto tre o quattro sorelle dell'amore, mentre alla nostra partenza vi abbiamo lasciato , per così dire, un bordello che si estende da una parte all'altra della città (dalla porta occidentale alla porta orientale)."
Martin Lutero, d'altra parte, non era certo il primo a criticare il papato. A parte tutti gli episodi precedenti è da ricordare il rifiuto inglese di ospitare Innocenzo IV (1243-54, allora in fuga da Federico II), giustificato dagli Inglesi "perché la dolce inghilterra non avrebbe potuto sopportare il tanfo della Corte papale." e l'icredibile lettera di ringraziamento di Innocenzo (materialmente scritta dal cardinal Hugo) al popolo di Lione (che lo aveva invece ospitato) : Durante il nostro soggiorno nella vostra città, noi (la Curia Romana), siamo stati di caritevole assistenza per voi. Al nostro arrivo c'erano soltanto tre o quattro sorelle dell'amore, mentre alla nostra partenza vi abbiamo lasciato , per così dire, un bordello che si estende da una parte all'altra della città (dalla porta occidentale alla porta orientale)."
Nello
stesso secolo (milleduecento) San Bonaventura, cardinale e generale
dei francescani, paragonò Roma alla meretrice dell'Apocalisse,
anticipando Lutero di trecento anni. Questa Puttana, egli disse,
rende i Re e le nazioni ubbriache con la sua puttanaggine. Dichiarò
anche di non aver trovato in Roma altro che lussuria e simonia,
persino nei gradi più alti della Chiesa. Roma corrompe i prelati,
che corrompono i preti, che corrompono il popolo.
Dante spedì all'inferno papa dopo papa e torme di prelati.
Il vescovo Alvaro Pelayo, aiuto papale ad Avignone, suggerì che la Santa Sede avesse infettato con il veleno dell'avarizia l'intera chiesa:"Se il papa si comporta così, dice il popolo, perché noi dobbiamo fare diversamente?"
In un giorno normale Giovanni XXII, capo di Pelayo, scomunicò un patriarca,cinque arcivescovi, trenta vescovi e quarantacinque abati. Il loro crimine era di essere in ritardo sulle tasse da pagare al papa. Il Machiavelli scrisse (più o meno, è una citazione a memoria) :"Gli Italiani hanno un gran debito verso la Chiesa Romana ed il suo Clero. Attraverso il loro esempio, noi abbiamo perso la vera religione e siamo diventati completi atei. Prendetela come una regola, più vicina una nazione è a Roma, meno religione c'è."
Caterina da Siena disse a Gregorio XI che non aveva bisogno di visitare la Corte papale per sentirne l'odore: "La puzza della Curia, Santità, ha da lungo tempo raggiunto la mia città."
Una delle probabili ragioni dell'enorme numero di prostitute in Roma era che in nessun altra città c'era un maggior numero di celibi. I conventi erano spesso anche bordelli e le donne portavano con se un coltello, quando andavano a confessarsi, per proteggersi dal confessore. Erasmo (sedicesimo secolo) scrisse una storiella nella quale Giulio II cerca di entrare in paradiso ed incontra San Pietro, che non lo riconosce. Giulio si leva l'elmetto e mostra la tiara, ma San Pietro è sempre più sospettoso. Finalmente Giulio alza le chiavi papali sotto il naso di San Pietro. L'apostolo le esamina e scuote la testa dicendo:"mi spiace , ma qui in paradiso non vanno bene per nessuna porta."
Dante spedì all'inferno papa dopo papa e torme di prelati.
Il vescovo Alvaro Pelayo, aiuto papale ad Avignone, suggerì che la Santa Sede avesse infettato con il veleno dell'avarizia l'intera chiesa:"Se il papa si comporta così, dice il popolo, perché noi dobbiamo fare diversamente?"
In un giorno normale Giovanni XXII, capo di Pelayo, scomunicò un patriarca,cinque arcivescovi, trenta vescovi e quarantacinque abati. Il loro crimine era di essere in ritardo sulle tasse da pagare al papa. Il Machiavelli scrisse (più o meno, è una citazione a memoria) :"Gli Italiani hanno un gran debito verso la Chiesa Romana ed il suo Clero. Attraverso il loro esempio, noi abbiamo perso la vera religione e siamo diventati completi atei. Prendetela come una regola, più vicina una nazione è a Roma, meno religione c'è."
Caterina da Siena disse a Gregorio XI che non aveva bisogno di visitare la Corte papale per sentirne l'odore: "La puzza della Curia, Santità, ha da lungo tempo raggiunto la mia città."
Una delle probabili ragioni dell'enorme numero di prostitute in Roma era che in nessun altra città c'era un maggior numero di celibi. I conventi erano spesso anche bordelli e le donne portavano con se un coltello, quando andavano a confessarsi, per proteggersi dal confessore. Erasmo (sedicesimo secolo) scrisse una storiella nella quale Giulio II cerca di entrare in paradiso ed incontra San Pietro, che non lo riconosce. Giulio si leva l'elmetto e mostra la tiara, ma San Pietro è sempre più sospettoso. Finalmente Giulio alza le chiavi papali sotto il naso di San Pietro. L'apostolo le esamina e scuote la testa dicendo:"mi spiace , ma qui in paradiso non vanno bene per nessuna porta."
Nel
1520 Lutero viene scomunicato da papa Leone. Lutero si appella al
Concilio Generale che per venticinque critici anni sia il papa sia la
Curia si rifiutano di convocare.
Solo nel 1545 Paolo III (soprannominato "il cardinal sottana"), su pressione del Contarini e di altri uomini di fede, convocherà il Concilio di Trento, che pur salvando la Chiesa , facendo emergere individualità di spicco nella fede e trasformandone i criteri etici, concretizzò lo scisma in atto.
Solo nel 1545 Paolo III (soprannominato "il cardinal sottana"), su pressione del Contarini e di altri uomini di fede, convocherà il Concilio di Trento, che pur salvando la Chiesa , facendo emergere individualità di spicco nella fede e trasformandone i criteri etici, concretizzò lo scisma in atto.
Trento
confermò l'enorme potere papale, a scapito dell'indipendenza dei
vescovi, e divise definitivamente cattolici e protestanti. Una delle
conseguenze fu che per trecento anni non si tennero altri Concili.
La cosa curiosa è che Lutero non aveva inizialmente l'intenzione di uscire dalla Chiesa, ma quando un papa cretino come Leone X lo scomunicò anche per aver detto:"bruciare gli eretici è contro la volontà dello Spirito Santo", non aveva altre alternative ragionevoli, essendo quello che era. Calvino seguì poco dopo, introducendo la riforma in Ginevra nel 1541. Il protestantesimo si difuse a macchia d'olio senza che la Curia Romana si rendesse chiaramente conto delle conseguenze del proprio atteggiamento.
La cosa curiosa è che Lutero non aveva inizialmente l'intenzione di uscire dalla Chiesa, ma quando un papa cretino come Leone X lo scomunicò anche per aver detto:"bruciare gli eretici è contro la volontà dello Spirito Santo", non aveva altre alternative ragionevoli, essendo quello che era. Calvino seguì poco dopo, introducendo la riforma in Ginevra nel 1541. Il protestantesimo si difuse a macchia d'olio senza che la Curia Romana si rendesse chiaramente conto delle conseguenze del proprio atteggiamento.
Nel
1555 apparve un nuovo pontefice, in un Cristianesimo che stava
virtualmente esplodendo, più cieco e più sordo dei precedenti e con
l'idiota convinzione di essere Gregorio VII redivivo.
Era
quel coglione di Paolo IV.
Il
crepuscolo del potere
Di
lui i romani dicevano che se sua madre avesse previsto il suo futuro
lo avrebbe strangolato nella culla. L'uomo era Gian Pietro Carafa, la
collera di Dio incarnata, che diventò Paolo IV (1555-9).
L'ambasciatore fiorentino lo descrisse come un uomo d'acciaio che
sprizzava scintille anche dalla dura pietra su cui camminava.
L'obbedienza che richiedeva a tutti era assoluta ed immediata e
persino gli storici cattolici trovano difficile dire qualcosa di
caritatevole su di lui.
Tormentato dai reumatismi, ma elastico nei gesti, Paolo era alto, dalla testa grossa e conica, dall'aspetto selvaggio e con la voce crepitante e catarrosa che induceva rispetto e paura.
Spesso, nella foga che lo invadeva, gli capitava di colpire involontariamente quelli che gli stavano accanto.
Tormentato dai reumatismi, ma elastico nei gesti, Paolo era alto, dalla testa grossa e conica, dall'aspetto selvaggio e con la voce crepitante e catarrosa che induceva rispetto e paura.
Spesso, nella foga che lo invadeva, gli capitava di colpire involontariamente quelli che gli stavano accanto.
Nella
sua Bolla "Cum apostolato officio" stabilì
inequivocabilmente di essere il "Pontifex Maximus"
depositario dell'assoluto potere di deporre qualsiasi monarca, di
disporre di ogni nazione e di privare chiunque dei suoi possessi
senza processo. Chiunque avesse offerto aiuto a persona da lui
"deposta" sarebbe stato scomunicato.
Nel 1559 l'ambasciatore inglese Edward Carne si presentò davanti al papa per informarlo che Elisabetta Tudor, figlia di Enrico VIII (il pio) e di Anna Bolena, aveva seguito Maria sul trono d'Inghilterra.
Paolo odiava per principio tutte le donne, seguendo le orme dell'Aquinate (Tommaso), che riteneva che le donne fossero uomini "abortiti", ma aveva avuto un debole per Maria, visto come aveva trattato i resti del padre Enrico (li aveva disinterrati e bruciati come eretici), proseguendo quindi con il far bruciare oltre duecento protestanti.
Nel 1559 l'ambasciatore inglese Edward Carne si presentò davanti al papa per informarlo che Elisabetta Tudor, figlia di Enrico VIII (il pio) e di Anna Bolena, aveva seguito Maria sul trono d'Inghilterra.
Paolo odiava per principio tutte le donne, seguendo le orme dell'Aquinate (Tommaso), che riteneva che le donne fossero uomini "abortiti", ma aveva avuto un debole per Maria, visto come aveva trattato i resti del padre Enrico (li aveva disinterrati e bruciati come eretici), proseguendo quindi con il far bruciare oltre duecento protestanti.
Elisabetta
era un affare differente. Il pontefice chiese a Carne se Elisabetta
si rendeva conto che l'Inghilterra era una proprietà della Santa
Sede fino dall'epoca di Re Giovanni? Sapeva che un illegittima non
può ereditare? Non aveva letto la sua ultima Bolla? Capiva che era
pura audacia la sua di pretendere di governare l'Inghilterra, che
apparteneva di diritto al papa? No, non poteva permetterle di
continuare. Forse se la bastarda, l'usurpatrice, l'eretica avesse
rinunciato alle sue ridicole pretese e si fosse presentata
immediatamente a lui per chiedere perdono.... La logica conseguenza
fu che in un paio di mesi Elisabetta ruppe le relazioni diplomatiche
con Roma.
Lo
sciovinista ed arrogante inquilino del Vaticano non poteva capire con
chi stava trattando.
Le esperienze di vita di Elisabetta avevano forgiato uno speciale tipo di donna, per la quale gli aspetti politici e pratici del (suo) potere sull'Inghilterra erano più importanti persino dei fatti personali (o magari era tutto un fatto personale).
Le esperienze di vita di Elisabetta avevano forgiato uno speciale tipo di donna, per la quale gli aspetti politici e pratici del (suo) potere sull'Inghilterra erano più importanti persino dei fatti personali (o magari era tutto un fatto personale).
Persino
la scelta del protestantesimo non era probabilmente rinveniente da
una reale convinzione interiore (quando Maria, la sua sorellastra era
diventata Regina, Elisabetta aveva fatto subito dire messa,
giustificandosi con il dire:"la vita val bene una messa"),
ma l'atteggiamento papale suggellò per sempre il destino
dell'Inghilterra.
Inoltre Paolo IV era veramente quello che era e, a parte la "questione inglese", la fissazione dell'Inquisizione e i roghi degli eretici erano l'unica cosa che sembrava veramente stargli a cuore. Persino nei periodi di malattia non rinunciava agli incontri settimanali con gli inquisitori. Un monomaniaco omicida. Quando morì, nel 1559, i romani bruciarono la prigione dell'Inquisizione in Via Ripetta, una folla abbattè la sua statua sul Campidoglio e gli ebrei, che lui perseguitò selvaggiamente, gli misero sul capo un cappello giallo.
Inoltre Paolo IV era veramente quello che era e, a parte la "questione inglese", la fissazione dell'Inquisizione e i roghi degli eretici erano l'unica cosa che sembrava veramente stargli a cuore. Persino nei periodi di malattia non rinunciava agli incontri settimanali con gli inquisitori. Un monomaniaco omicida. Quando morì, nel 1559, i romani bruciarono la prigione dell'Inquisizione in Via Ripetta, una folla abbattè la sua statua sul Campidoglio e gli ebrei, che lui perseguitò selvaggiamente, gli misero sul capo un cappello giallo.
Chi
lo seguì non sarebbe stato amato di più ed avrebbe peggiorato i
suoi errori.
Infatti
Paolo IV sapeva quello che faceva quando nominò il domenicano
Michele Ghisleri suo Grande Inquisitore e questi, nel 1566, lo
sostituì sul trono con il nome di Pio V.
Pio era monastico in tutto, minacciava scomuniche persino per le spezie nel cibo. Si diceva parlasse solo con Dio ed ascoltasse solo Dio. Il suo primo atto come pontefice fu quello di cercare di espellere da Roma tutte le prostitute, decisione a cui la Curia resistette tenacemente con la giustificazione del probabile crollo degli affitti e dell'aumentato rischio per le donne oneste in una città di celibi. Pio allora proibì ai residenti di entrare nelle taverne ed arrivò ad un pelo dal trasformare l'adulterio in un peccato capitale (che non vuol solo dire "un peccato grave" ma anche un peccato che ti fa perdere la testa). Nella sua frenesia di reprimere promulgò anche quella che la Chiesa inglese chiamò "The last Bull" (gioco di parole tra bolla (Bull) e toro(bull)), che proibiva il combattimento dei tori (la corrida) in tutta la Cristianità. La Chiesa spagnola se ne fregò allegramente e non pubblicò mai la bolla papale, con la scusa di voler evitare pericolosi tumulti.
Pio era monastico in tutto, minacciava scomuniche persino per le spezie nel cibo. Si diceva parlasse solo con Dio ed ascoltasse solo Dio. Il suo primo atto come pontefice fu quello di cercare di espellere da Roma tutte le prostitute, decisione a cui la Curia resistette tenacemente con la giustificazione del probabile crollo degli affitti e dell'aumentato rischio per le donne oneste in una città di celibi. Pio allora proibì ai residenti di entrare nelle taverne ed arrivò ad un pelo dal trasformare l'adulterio in un peccato capitale (che non vuol solo dire "un peccato grave" ma anche un peccato che ti fa perdere la testa). Nella sua frenesia di reprimere promulgò anche quella che la Chiesa inglese chiamò "The last Bull" (gioco di parole tra bolla (Bull) e toro(bull)), che proibiva il combattimento dei tori (la corrida) in tutta la Cristianità. La Chiesa spagnola se ne fregò allegramente e non pubblicò mai la bolla papale, con la scusa di voler evitare pericolosi tumulti.
Per
quanto riguarda l'Inghilterra, Pio continuò a fomentare ribellioni
nei confronti di Elisabetta, promulgando nel 1570 la sua "Regnans
in Excelsis", nella quale stabiliva:"...La stessa donna,
acquistato ed usurpato in proprio favore il posto di supremo capo
della Chiesa in Inghilterra, deve essere punita...Noi dichiariamo che
la predetta Elisabetta è un eretica e produttrice e sostenitrice di
eretici...che lei ed i suoi sostenitori sono incorsi nella sentenza
di scomunica...la dichiariamo privata di ogni diritto e potere,
dignità e privilegio. Dichiariamo tutti i Nobili, soggetti e popolo
e tutti gli altri che le obbediscono, sciolti da ogni vincolo di
fedeltà ed obbedienza verso di lei....proibiamo a chiunque di
obbedirle...e scomunichiamo chiunque farà il contrario."
Il
papa fissato con gli eretici/ebrei morì un paio d'anni dopo, ma gli
effetti della sua Bolla no.
Per
oltre dodici anni, prima della Regnans
in Excelsis ,
i cattolici inglesi avevano vissuto sotto Elisabetta tollerando solo
qualche multa per non partecipare alle cerimonie della chiesa
anglicana. Nessuno di loro era stato giustiziato. Gli effetti della
Bolla papale furono di trasformare i cattolici inglesi in traditori.
Tra il 1577 ed il 1603 furono messi a morte 120 preti e 60 laici.
Questi coraggiosi fedeli dovettero attendere 250 anni più di Pio V
per essere canonizzati. Cercare di minare il patriottismo inglese fu
una azione crudele e pericolosa, che ridusse i cattolici a cittadini
di second'ordine. Come scrisse Trevelyan:"Until the Roman Church
throughout the world ceased to use the methods of the Inquisition,
the Massacre of St. Bartholomew, the deposition and assassination of
Princes, the States which she placed under her formidable ban did not
dare to grant toleration to her missionaries."
Nel
sedicesimo secolo il protestantesimo era ormai un fatto accertato e
consolidato in diverse nazioni e, per riuscire a sopravvivere, Papato
e Chiesa cattolica scelsero di diventare settari come sembravano
essere luteranesimo e calvinismo (a dire il vero la Contro Riforma
cattolica rappresentò un record di estremismo nel settore della
limitazione del pensiero che poteva essere difficilmente migliorato
da qualcuno).
Lo spirito della rivoluzione francese del 1789 danneggiò ulteriormente la tranquillità della Chiesa, che vide solo l'opera del Diavolo nella distruzione degli anciens régimes e nel nuovo spirito di libertà, reiteratamente condannando l'eguaglianza fra gli uomini, la libertà e la stessa fraternità. Gli Stati Pontifici furono in questo periodo tra i più retrivi d'Europa, non eguagliati nemmeno dalla Russia Zarista.
Napoleone sembrò finire l'opera umiliando in rapida successione due papi, Pio VI (1775-1799) , morto in esilio in Valence (il suo epitaffio sul registro comunale fu:"Nome:cittadino Giovanni Braschi. professione:pontefice"), e Pio VII (1800-1823), costretto da Napoleone anche ad assistere alla sua autoincoronazione (insieme a Giuseppina) in Notre-Dame, prima di annettersi gli Stati Pontifici (poi restituiti al papa dal Congresso di Vienna del 1814-15.
Lo spirito della rivoluzione francese del 1789 danneggiò ulteriormente la tranquillità della Chiesa, che vide solo l'opera del Diavolo nella distruzione degli anciens régimes e nel nuovo spirito di libertà, reiteratamente condannando l'eguaglianza fra gli uomini, la libertà e la stessa fraternità. Gli Stati Pontifici furono in questo periodo tra i più retrivi d'Europa, non eguagliati nemmeno dalla Russia Zarista.
Napoleone sembrò finire l'opera umiliando in rapida successione due papi, Pio VI (1775-1799) , morto in esilio in Valence (il suo epitaffio sul registro comunale fu:"Nome:cittadino Giovanni Braschi. professione:pontefice"), e Pio VII (1800-1823), costretto da Napoleone anche ad assistere alla sua autoincoronazione (insieme a Giuseppina) in Notre-Dame, prima di annettersi gli Stati Pontifici (poi restituiti al papa dal Congresso di Vienna del 1814-15.
Di
Pio IX (1846-1878) e dell'ultimo colpo al potere temporale del papato
(veramente esiste ancora adesso uno Stato del Vaticano, anche se non
è ben chiaro il come mai) dedicherò tutta la prossima puntata.
Il
Papato: la fine o un nuovo inizio
Il
piccolo vecchio con i capelli bianchi e la faccia rotonda venne
svegliato da un colpo di cannone. Cercò di alzarsi da letto e la
porta della sua camera venne aperta. Il cardinal Antonelli,
segretario di Stato, si inchinò prima di entrare e rispose alla
domanda inespressa del Papa:"E' cominciato Santità. Kanzler
opporrà una certa resistenza, come avete ordinato, ma....".
Pio non nutriva dubbi, il Signore avrebbe comunque preservato la Città Eterna da quei vandali piemontesi alleati di Satana.
Ordinò subito di predisporre un incontro del corpo diplomatico, che avvenne a metà della mattinata seguente. Era il 1870 e l'evento in discorso era diventato inevitabile, sebbene Pio IX continuasse a credere che il futuro sarebbe stato identico al passato.
Pio non nutriva dubbi, il Signore avrebbe comunque preservato la Città Eterna da quei vandali piemontesi alleati di Satana.
Ordinò subito di predisporre un incontro del corpo diplomatico, che avvenne a metà della mattinata seguente. Era il 1870 e l'evento in discorso era diventato inevitabile, sebbene Pio IX continuasse a credere che il futuro sarebbe stato identico al passato.
Pio
IX, Giovanni Mastai Ferretti, era stato un papa che aveva dato molte
speranze alla cristianità, ma aveva saputo anche abilmente
deluderle.
Aveva
iniziato nel 1846, con la reputazione di un liberale. Si diceva che
nella sua casa di famiglia persino i gatti fossero nazionalisti
(allora , in tempi di ideali di unità d'Italia, la cosa era
modernissima). Poco dopo la sua elezione fece passare una legge di
amnistia per i prigionieri politici e gli italiani pensarono per
qualche tempo che veramente Dio avesse cominciato a prendere a cuore
le loro faccende.
Aspre montagne a nord, due vulcani a sud, continui terremoti ed un papa nel bel mezzo della penisola erano state dure prove per tutti. Ma l'illusione che il papa, per non dispiacere ai suoi gatti, si facesse guida dell'unità di una nazione e di un popolo sbandato durò molto poco.
Aspre montagne a nord, due vulcani a sud, continui terremoti ed un papa nel bel mezzo della penisola erano state dure prove per tutti. Ma l'illusione che il papa, per non dispiacere ai suoi gatti, si facesse guida dell'unità di una nazione e di un popolo sbandato durò molto poco.
Dopo
solo due anni dalla sua nomina una rivolta repubblicana lo costrinse
a fuggire a Gaeta, nel Regno di Napoli, e, nei due anni d'esilio,
modificò definitivamente le sue simpatie indirizzandole verso una
destra estremamente reazionaria.
Il suo unico e principale consigliere, il cardinal Antonelli, figlio di un bandito napoletano, era noto soprattutto per i suoi amorazzi e sembra essere stato il tipo di uomo per cui era più facile uccidere che perdonare.
Il suo unico e principale consigliere, il cardinal Antonelli, figlio di un bandito napoletano, era noto soprattutto per i suoi amorazzi e sembra essere stato il tipo di uomo per cui era più facile uccidere che perdonare.
Pio
IX, Giovanni Mastai Ferretti, era stato un papa che aveva dato molte
speranze alla cristianità, ma aveva saputo anche abilmente
deluderle.
Aveva
iniziato nel 1846, con la reputazione di un liberale. Si diceva che
nella sua casa di famiglia persino i gatti fossero nazionalisti
(allora , in tempi di ideali di unità d'Italia, la cosa era
modernissima). Poco dopo la sua elezione fece passare una legge di
amnistia per i prigionieri politici e gli italiani pensarono per
qualche tempo che veramente Dio avesse cominciato a prendere a cuore
le loro faccende.
Aspre montagne a nord, due vulcani a sud, continui terremoti ed un papa nel bel mezzo della penisola erano state dure prove per tutti. Ma l'illusione che il papa, per non dispiacere ai suoi gatti, si facesse guida dell'unità di una nazione e di un popolo sbandato durò molto poco.
Aspre montagne a nord, due vulcani a sud, continui terremoti ed un papa nel bel mezzo della penisola erano state dure prove per tutti. Ma l'illusione che il papa, per non dispiacere ai suoi gatti, si facesse guida dell'unità di una nazione e di un popolo sbandato durò molto poco.
Dopo
solo due anni dalla sua nomina una rivolta repubblicana lo costrinse
a fuggire a Gaeta, nel Regno di Napoli, e, nei due anni d'esilio,
modificò definitivamente le sue simpatie indirizzandole verso una
destra estremamente reazionaria.
Il suo unico e principale consigliere, il cardinal Antonelli, figlio di un bandito napoletano, era noto soprattutto per i suoi amorazzi e sembra essere stato il tipo di uomo per cui era più facile uccidere che perdonare.
Il suo unico e principale consigliere, il cardinal Antonelli, figlio di un bandito napoletano, era noto soprattutto per i suoi amorazzi e sembra essere stato il tipo di uomo per cui era più facile uccidere che perdonare.
Malgrado
qualche anno dopo gli venisse anche offerto di capitanare una
federazione degli stati italiani, cosa che lui rifiutò piattamente,
Pio IX° si oppose invece con estrema decisione ad ogni forma di
libertà e ad ogni mutamento costituzionale. Tesaurizzò invece
disperatamente quegli Stati Vaticani che avevano portato alla Chiesa
soltanto corruzione e guerre immotivate.
All'epoca
di Pio lo Stato Vaticano era il retrivo baluardo della repressione.
Non c'era libertà di pensiero o di espressione. I libri erano sotto
censura. Gli ebrei erano chiusi nei ghetti e la giustizia veniva
amministrata a piacimento del clero, con spie, inquisitori, polizia
segreta ed esecuzioni anche per reati minori. Era governato da una
piccola oligarchia ecclesiastica, corrotta e viziosa e sempre in nome
di Sua Santità.
Secondo
Lord Macaulay, che li (stati pontifici) visitò nel 1838 : "...la
corruzione infetta tutti i pubblici uffici...Gli Stati del papa sono,
credo, quelli governati peggio in tutto il mondo civilizzato; e
l'imbecillità della polizia, la venalità dei pubblici impiegati, la
desolazione e l'abbandono della campagna, saltano agli occhi persino
dei viaggiatori più distratti." .
Trent'anni dopo la popolazione era pronta per la rivolta.
Trent'anni dopo la popolazione era pronta per la rivolta.
Molte
volte Pio era stato pregato di salvare l'Italia ed il papato, ma
aveva sempre fatto orecchie da mercante, considerando diabolica la
civiltà "moderna". E lui con il Diavolo non voleva avere
rapporti.
Persino
la petizione di 12.000 preti presentatagli nel 1862, che gli chiedeva
di leggere i segni dei tempi, portò solo ad una severa
repressione/punizione per ciascuno di loro.
Persino dopo la conquista della città da parte di Cadorna, oltre a rifiutare la richiesta di un incontro fattagli da Vittorio Emanuele la sua unica risposta fu di scomunicarlo, usando ancora una volta quest'arma in maniera indebita ed ingiusta.
Persino dopo la conquista della città da parte di Cadorna, oltre a rifiutare la richiesta di un incontro fattagli da Vittorio Emanuele la sua unica risposta fu di scomunicarlo, usando ancora una volta quest'arma in maniera indebita ed ingiusta.
Nei
suoi otto anni residui di papato continuò persistentemente a
dichiararsi "Il Prigioniero del Vaticano" facendo
squallidamente circolare santini nei quali appariva in una sudicia
cella su di un duro pagliericcio. A parte il fatto che le offerte al
pontefice salirono alle stelle (sembrò quasi essere un'astuta
operazione di marketing), naturalmente la verità era molto diversa:
la sua autoprigione (nessuno lo costringeva a restare all'interno del
Vaticano) era lussuosa e ricca di amplissimi e splendidi giardini.
Aveva di sicuro più spazio lui da solo che tutti gli ebrei romani
messi insieme. Un poeta dell'epoca scrisse prosaicamente:"Il
papa è prigioniero di se stesso."
Le
"leggi delle Guarentigie" del 1870, offrirono al papa una
ricca e generosa sistemazione, alla quale Pio continuò
indefessamente a rispondere con il famoso: NON POSSUMUS (non
possiamo), come se fosse stato invitato a mangiare carne il venerdì
santo. E, malgrado fosse ormai nota e dichiarata la falsità della
documentazione relativa alla donazione di Costantino ed al potere di
San Pietro, ad essi continuò a riferirsi senza tregua.
Un
paio di mesi prima dell'invasione di Roma Pio aveva presieduto il
Concilio Vaticano , senza dare spazio o voce ai pochi dissidenti
(quasi tutti i 532 vescovi ed i cardinali vivevano a spese del
Vaticano e non disponevano di altre fonti di sostentamento),
deliberando, con un colpo che riportò la Chiesa indietro di oltre
cinquecento anni, la statuizione dell'infallibilità papale.
Esaminando
la storia del papato salta agli occhi che i maggiori danni "reali"
alla cristianità nel suo intero non li hanno fatti i papi cattivi,
come Benedetto IX o Alessandro VI, ma quelli santi, come Gregorio
VII, Pio V e PIO IX.




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