LA CHIESA CATTOLICA
ATTO
III
Colonialismo spagnolo
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Sembrerebbe che non abbia nulla a che fare con l'argomento della Chiesa Cattolica, ed invece centra e come centra. Da Cristoforo Colombo che credendo di essere sbarcato nelle Indie scoperse l'America fino ai successivi Conquistadores che sulla rotta tracciata da Colombo sbarcarono in America latina alla conquista di nuovi territori in nome della
Croce e della religione Cattolica Claudio Zapparoli
Il
colonialismo spagnolo è caratterizzato agli inizi dalla conquista di
vasti territori realizzata dai conquistadores
giunti sul continente
americano
nel XVI
secolo.
Al servizio della corona
spagnola
abbatterono gli imperi
degli aztechi,
dei maya
e degli incas
e come adelantados,
governatori, amministrarono le terre conquistate.
Meccanismi della conquista
|
(ES)
« La espada, la cruz, y el hambre iban diezmando la familla salvaje » |
(IT)
« La spada, la croce e la fame – andavano decimando la famiglia selvaggia » |
«
La spada, la croce, la fame ne sono i simboli: sono infatti la
superiorità militare, non per numero di uomini ma per strategia e
armamenti, lo spirito evangelizzatore e missionario, il brutale
stravolgimento e la subordinazione dell’economia e delle tradizioni
agli interessi degli europei, che permettono – prima in America, in
seguito in Oriente e Africa – l’instaurarsi del dominio coloniale
europeo. »
Francisco
Pizarro Hernán Cortés
La spada
Si
dice: i conquistadores
non potevano non vincere: a loro favore vi erano innanzitutto le armi
da fuoco che
davano loro una superiorità tecnologica
ma anche di ordine psicologico
per l'effetto terrorizzante delle esplosioni. Inoltre con esse gli
spagnoli evitavano il corpo a corpo potendo uccidere i loro nemici da
lontano. Altro elemento a loro favore era l'uso del cavallo
sconosciuto agli indios
che anzi all'inizio dei contatti con i conquistadores li avevano
identificati come un unico essere, un semidio fatto di uomo e
animale. I cavalli davano più forza e impeto agli assalti ed inoltre
permettevano rapidi spostamenti. Infine l'uso dell'acciaio
enormemente più efficace delle armi di legno usate dagli indigeni.
Quindi non sembrerebbero esserci dubbi che questi siano stati i
fattori della rapida vittoria degli spagnoli.
Bisogna però considerare che, come fu riferito dai memorialisti, in
certi combattimenti la proporzione era tra cento, cinquecento, mille
indios per uno spagnolo; dobbiamo allora ritenere che la superiorità
tecnologica non possa spiegare tutto. Allora ci si dovrebbe riferire
per spiegare la conquista alla superiorità razionale
dell'occidentale, al suo coraggio, al desiderio dell'oro o
addirittura alla protezione del vero Dio? Evidentemente
questi motivi sono storicamente poco accettabili. Paradossalmente si
è pensato che tra un piccolo gruppo di uomini contrapposti ad un
esercito regolare di indiani che arrivava in Messico
e in Perù
sino a duecentomila uomini, erano i primi ad essere favoriti. La loro
conquista sarebbe stata molto più difficile se avessero avuto di
fronte gruppi di indios nomadi
e sparpagliati sul territorio che avrebbe costretto gli spagnoli a
condurre una lunga guerra andando a snidare i nemici tribù
per tribù, villaggio
per villaggio in un territorio a loro sconosciuto e disagevole. La
tesi apparentemente assurda lo è di meno se si pensa che gli imperi
indigeni avevano sottomesso numerose popolazioni e che queste
ingenuamente pensarono che gli spagnoli avrebbero offerto loro una
possibilità di vendicarsi e di liberarsi dei loro padroni. Insomma
la conquista fu facile anche per un gran numero di collaborazionisti
che appoggiarono gli spagnoli. La vittoria di Cortes
su Montezuma
fu resa possibile dall'alleanza con Xicoténcatl,
capo dei tlaxtaltechi
nemici da sempre dei "messicani". Così Francisco
Pizarro
potrà conquistare il Perù
avvalendosi dell'alleanza con il cacicco
Quilimasa.
La croce
Colombo prende possesso del Nuovo Mondo
Sebbene
Juan
Ginés de Sepúlveda
ritenesse gli indios "casi monos" (quasi scimmie) e
nonostante che il cronista e conquistador Gonzalo
Fernández de Oviedo y Valdés
pensasse che «Nessuno può dubitare che la
polvere [da sparo] contro gli infedeli, per il Signore, è come
l'incenso ». la croce dell'evangelizzazione fu presente nella
conquista del Nuovo Mondo sin dall'inizio.
Era una croce e la bandiera spagnola quella che Cristoforo
Colombo
piantò sulla terra americana come segno di conquista materiale e
spirituale in nome della Spagna
e della Chiesa
cattolica.
Vi
è una premessa religiosa che spiega il successo della vittoria dei
conquistadores. Prima ancora del loro arrivo erano diffuse profezie
dell'arrivo di nuovi dei o di imminenti sciagure che si erano
puntualmente verificate come l'incendio inspiegabile del tempio di
Huitzilopochtli
e la distruzione di quello di Xiuhtecuhtli
colpito da un fulmine nel Messico. Presso i Maya
una profezia annunciava: "in segno dall'unico dio dall'alto,
arriverà l'albero sacro, manifestandosi a tutti perché il mondo sia
illuminato, o padre. Quando essi alzeranno il loro segnale, in alto,
quando essi lo alzeranno con l'albero della vita , tutto cambierà
d'un colpo. E il successore del primo albero della terra apparirà e
per tutti il cambiamento sarà manifesto" (Libri
di Chilam Balam
di Chumayel). Nell'impero degli inca un fulmine colpisce il palazzo
dell'Inca. Un condor
inseguito dai falchi
cade sulla piazza di Cuzco,
si tenta di salvarlo ma è ammalato e muore. In tutta la società
degli amerindi
infine è presente molto prima della conquista, il mito
di dei che hanno portato benefici agli uomini poi sono scomparsi
promettendo di ritornare. Certo non ci volle molto per capire agli
indios che gli spagnoli erano tutt'altro che dei ma è un fatto che
il fallimento delle religioni indigeni ha favorito la conquista.
Il
potere religioso e quello temporale nelle civiltà indigene erano
infatti tutt'uno e la caduta del potere politico ha trascinato con sé
quello religioso, lasciandosi facilmente e superficialmente
sostituire da quello dei colonizzatori. Eppure i battesimi avvenivano
in gran numero e senza difficoltà ma questo era dovuto non tanto a
convinzione quanto alla rigida gerarchia
di quelle società per cui se la classe
dirigente passava alla nuova religione le masse
la seguivano pedissequamente.
Un
osservatore, Antonio de Zuinga, notava come pure molto tempo dopo
l'evangelizzazione "gli indigeni di questo paese, benché si
insegni loro il vangelo
da molto tempo, non sono più cristiani ora che al momento della
conquista, perché, per ciò che riguarda la fede,
essi non ne hanno di più ora di quanta ne avessero allora, e per ciò
che riguarda i costumi,
essi sono peggiori en
lo interior y oculto;
e se sembrano praticare alcune cerimonie formali –entrare in
chiesa, inginocchiarsi, pregare, confessarsi ed altro –lo fanno a
viva forza" Gli indigeni che non si sono potuti difendersi dalla
spada cercano en
lo interior y oculto
(nell'intimità e di nascosto) di difendersi sia pure ingenuamente
dalla croce.
..e la fame
La
fame, più precisamente tutto ciò che riguarda le condizioni
materiali della vita degli indios che furono stravolte dalla
colonizzazione. La Spagna introdusse un nuovo sistema tributario
in America latina che
sconvolse la vita degli indigeni non solo perché il carico fiscale
era accresciuto ma perché era mal distribuito rispetto a prima della
colonizzazione quando "era così ben distribuito e con tale
ordine che ognuno di loro aveva poco da pagare". Ma più che le
spoliazioni e la rapina fiscale quello che produsse le peggiori
conseguenze fu l'incontro di due mondi totalmente diversi. Non si
verificò quella acculturazione
reciproca che avvenne per esempio dall'incontro tra la cultura romana
e quella greca; in questo
caso vi erano profonde differenze di organizzazione politica,
sociale,
economica e si potrebbe dire di
pensiero, di comportamento di giudizio. Contrasti persino fisiologici
che causavano gravi conseguenze dall'incontro di due sistemi
immunitari così diversi per cui quella che era una semplice
influenza per gli europei
diveniva una malattia mortale per gli indios e quella che per gli
indigeni era un'infezione
sessuale superficiale per gli occidentali si trasformava nella
terribile sifilide.
Tutto
questo portò alla scomparsa di di quasi due terzi della popolazione
indigena nel giro di circa cinquant'anni dall'inizio della
colonizzazione; ciò non fu soltanto l'effetto di una "mattanza"
causata dalla crudeltà e dallo sfruttamento degli indios, ma fu la
conseguenza della sovrapposizione violenta di una cultura
profondamente diversa su un'altra.
Basti
pensare all'effetto dello spostamento di popolazioni indigene dalla
costa sugli altopiani, o al
cambiamento dei ritmi di lavoro (più che alla quantità di lavoro),
un cambiamento delle condizioni materiali primitive di vita che
causarono una forte mortalità. Nathan Wachtel, ci descrive
un'inchiesta condotta tra il 1582 e
il 1586 nelle "Audiencias"
di Quito, Lima
e Charcas nella
quale si domandava agli indios che cosa pensassero delle loro
condizioni di vita. Essi rispondevano che dopo l'arrivo degli
spagnoli il loro numero stava diminuendo, che la vita diveniva sempre
più breve e che le loro malattie aumentavano e indicavano come
motivi del loro malessere la guerra, le epidemie,
i trasferimenti forzati, il troppo lavoro e infine, bizzarramente,
indicavano come causa dei loro mali la libertà.
Questo
in effetti voleva dire che essi non si sentivano più protetti dalla
vecchia struttura gerarchica, ormai scomparsa, che regolava la loro
vita. Bevande inebrianti per esempio, esistevano anche prima
dell'arrivo degli spagnoli, ma l'ubriachezza era proibita e punita;
ora non era più così, ognuno era "libero" di ubriacarsi
sino alla morte. E l'alcolismo
fu una delle prime cause del tracollo demografico
degli indios.
Tutto
questo fa capire come non si possa parlare di un'unica causa
determinante nello spiegare come un piccolo numero di spagnoli possa
aver conquistato enormi masse
di indios, riportando tutto al loro "coraggio" o alla
"protezione divina", ma di un'interazione,
con diversa proporzione, di quegli elementi della "espada",
della "cruz" e dell'"hambre".
«
Il conquistador, il missionario, il colono, offrendosi reciproco
sostegno, si impongono alle tradizioni spagnole anche la massa degli
indios, che i curaca (capi tribú) cui viene mantenuto un certo
potere sulla comunità indigena collaborino con gli spagnoli nel
prelievo dei tributi e nello sfruttamento degli indios, che le
produzioni locali (mais, cotone, cacao, coca, lana ecc.) siano
totalmente asservite agli interessi imposti dal mercato europeo.
La
destrutturazione si rivela allora l’elemento strategico della
conquista e successivamente lo strumento di cui i dominatori si
servono per mantenere la supremazia: solo così gli spagnoli possono,
benché numericamente assai inferiori, imporsi prima militarmente e
poi sul piano politico e civile agli indios d’America. »
Claudio Zapparoli



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