Questo
è il Paese che più amo dopo la mia patria; l'ITALIA.
L'Italia
sarebbe il paese più bello del mondo, se non fosse per
alcune persone che lo hanno rovinato, ridicolizzato agli occhi degli
stranieri, all'Italia non mancherebbe niente, abbiamo: storia, arte,
paesaggi, città uniche al mondo come Venezia, Firenze e Roma, la
migliore cucina mediterranea, la più varia, ogni regione d'Italia ha
la sua cucina tipica, i mgliori vini di gran lunga superiori ai vini
francesi, i nostri vigneti sono stati esportati e coltivati anche in
Argentina, Australia e California.
Per
molti paesi, purtroppo gli italiani sono un popolo di ladri, di
arraffoni, fanulloni, borsaioli e mafiosi. È un vero peccato che a
causa di pochi cialtroni ci hanno rovinato la reputazione. Quando gli
italiani onesti invece sono dei gran lavoratori, fantasisti, artisti,
e scienziati molto apprezzati, costretti ad emigrare all'estero per
sviluppare i propri studi e ricerche.
Ma
veniamo all'argomento di questo mio post.
Perché
amo il Viet Nam? I motivi sono
molteplici; questo popolo è fatto in gran parte di gente semplice,
umile ma orgogliosa di se stessa e della sua storia; il motivo
principale è che questo popolo in 30 anni di guerre è sempre uscito
vittorioso perfino contro lo strapotere di un esercito che aveva a
sua disposizione tutti i mezzi più avanzati (parlo di US Army) e non
ha certo lesinato dal non usarli; bombardamenti a tappeto con il
nepal, sopra la popolazione civile, miglioni di barili dell'agente
arancio cosparso nei cieli sopra la jungla (defogliante della
Monsanto) che ha causato la contaminazione dei feti e nascite di
mostri deformati dall'effetto di questo agente chimico; l'intenzione
era quella di defogliare per scovare gli insediamenti nemici senza
curarsi dell'effetto nocivo sulla popolazione civile. Ma alla fine
hanno dovuto cedere contro la caparbietà di questo popolo e tornare
negli USA con la coda tra le gambe. Hanno liberato la Cambogia dal
sanguinario Pol Pot, hanno respinto pure la breve invasione della
Cina al nord, un conflitto durato poche settimane. C'è
veramente di che esserne orgogliosi e a buona ragione.
La
storia
Fonte
Wikipedia
Durante
la guerra d'indipendenza contro il colonialismo francese (Guerra
d'Indocina, 1946-1954),
l'Esercito Popolare era indicato con il termine Viet
Minh che era l'abbreviazione di Việt Nam Độc
lập Đồng minh Hội, "Lega per l'Indipendenza del Vietnam".
L'Esercito
Popolare del Vietnam mantiene una grande reputazione di efficienza e
combattività: vincitore delle due durissime guerre d'Indocina, dopo
aver tenuto testa alle potenze francese e statunitense, vittorioso in
Cambogia (1978)
e in grado di respingere l'attacco cinese del 1979,
rimane una forza armata che non ha mai perso una guerra.
La
forza militare progenitrice dell'Esercito Popolare fu la minuscola
(34 uomini iniziali) Unità di
Propaganda Armata per la Liberazione Nazionale,
una formazione voluta e creata
dal Presidente Ho
Chi Minh e istituita formalmente il 22
dicembre 1944
come nucleo costitutivo delle forze armate per scacciare i francesi e
le forze di occupazione giapponesi dal Vietnam.
Questo
piccolo raggruppamento iniziale sarebbe presto stato ridenominato
Esercito di Liberazione del Vietnam
nel maggio
1945;
quindi nel settembre
1945 Esercito di Difesa Nazionale del
Vietnam (costituito ora da oltre 1.000
soldati). Infine, nel 1950,
quando le forze vietnamite (ormai divenute un vero esercito, numeroso
e ben armato con armi sovietiche e cinesi) guidate da Ho Chi Minh
diedero inizio alla vera e propria guerra generale contro l'occupante
francese, divennero ufficialmente l'Esercito
Popolare del Vietnam.
L'Esercito
Popolare dimostrò subito il suo valore, la sua combattività ed
anche la sua abilità tattica, sconfiggendo ripetutamente le forze
francesi e ottenendo la vittoria finale coronata dal
(1953).clamoroso
successo campale di Dien Bien Phu
Il
generale Vo Nguyen Giap fu
il primo prestigioso comandante in capo dell'Esercito Popolare e il
protagonista principale della vittoria sui francesi durante la Guerra
d'Indocina. Dopo la breve tregua seguita ai precari accordi
di Ginevra del 1954, fu questo
esercito che, guidato da capi abili come lo stesso Giap, Van
Tien Dung, Hoang
Minh Thao, Nguyen
Chi Thanh, sferrò numerose offensive nel Vietnam del Sud,
infiltrandosi attraverso la Zona Smilitarizzata sul 17º parallelo o
il confine con Cambogia e Laos
e resistette tenacemente durante la Guerra
del Vietnam (pur subendo perdite elevatissime, oltre 1 milione di
morti) alle poderose forze
statunitensi (apparentemente in possesso di una schiacciante
superiorità tecnologica) che erano intervenute a partire dal 1965
per evitare il crollo del debole e corrotto Esercito del Vietnam
del Sud, assolutamente non in grado di affrontare le forze
guerrigliere vietcong sostenute dall'Esercito Popolare.
Costituito
da reparti disciplinati, combattivi e molto determinati, l'Esercito
Popolare (equipaggiato principalmente con armi sovietiche o cinesi)
si batté ininterrottamente per oltre 10 anni infliggendo continue
perdite al nemico, mantenendo l'iniziativa tattica sul campo e
finendo per esaurire con le sue abili tattiche le forze americane.
Alcuni reparti scelti diedero dimostrazione di grande tenacia e erano
particolarmente temute dal nemico; si distinsero in particolare le
divisioni 304, 316, 308, 324, 325, 3 e 7.
Pur in
netta inferiorità di potenza di fuoco e sottoposto alla schiacciante
superiorità aerea e di artiglieria americana, l'Esercito Popolare
(la cui infiltrazione a sud aumentò continuamente dai 30.000 uomini
del 1965 fino a raggiungere oltre 300.000 soldati nel 1969) si batté
sempre strenuamente, sottoponendo ad un continuo logoramento le forze
americane; in una prima fase (1965-68),
i nordvietnamiti evitarono confronti diretti convenzionali di grandi
dimensioni e preferirono sferrare micidiali attacchi di sorpresa
(battaglia
della Landing Zone Albany), attirare il nemico in aree impervie e
facilmente difendibili (Battaglia
di Dak To), martellare le basi di fuoco americane isolate
(Battaglia di Con
Thien).
A partire
dal lungo Assedio di Khe
Sanh e dalla sorprendente offensiva
del Tet, l'Esercito Popolare ottenne un grande successo
psicologico e poté quindi: rafforzare il suo apparato logistico in
Cambogia e Laos; continuare a sferrare attacchi agli americani ormai
in fase di graduale ritirata (1969:
benvenuto
a Nixon); respingere velletarie offensive sudvietnamite
(Operazione Lam Son 719
del 1971).
Dopo la
fallita Offensiva
di Pasqua del 1972, l'Esercito
Popolare vietnamita preferì accettare la breve tregua stabilita
dagli accordi
di Parigi, per rafforzarsi e attendere il ritiro politico e
militare completo degli americani; infine nel 1975
l'Esercito Popolare (costituito da oltre 450.000 soldati) scatenò
l'offensiva finale (Campagna
di Ho Chi Minh) travolgendo facilmente le ultime resistenze,
ottenendo la vittoria totale e costringendo alla resa il governo del
Vietnam del Sud.
Dopo la vittoria, l'Esercito Popolare sarebbe ancora intervenuto con efficienza nel 1978 per schiacciare in Cambogia il sanguinario regime dei Khmer Rossi di Pol Pot (inizialmente sostenuti dal Vietnam del Nord in chiave anti-americana), e avrebbe respinto il duro attacco dimostrativo cinese sul confine settentrionale (1979), mantendo il suo ruolo di potente scudo del governo comunista di Hanoi.
Dopo la vittoria, l'Esercito Popolare sarebbe ancora intervenuto con efficienza nel 1978 per schiacciare in Cambogia il sanguinario regime dei Khmer Rossi di Pol Pot (inizialmente sostenuti dal Vietnam del Nord in chiave anti-americana), e avrebbe respinto il duro attacco dimostrativo cinese sul confine settentrionale (1979), mantendo il suo ruolo di potente scudo del governo comunista di Hanoi.
In tempo
di pace, l'Esercito Popolare è stato ed è impegnato nello sforzo
del Vietnam di sviluppare la propria economia, operando nel campo
dell'agricoltura,
dell'industria e delle
telecomunicazioni.
Claudio:
Io vivo
in Vietnam, a causa della crisi economica del 2008, anno in cui persi
il lavoro in quanto ero un artigiano libero professionista, quindi
sono uno dei tanti esodati a zero euro, nel 2009, preso dallo
sconforto per avere perso lavoro e dignità volevo farla finita, ma
poi mi sono ravveduto, pensando che questa vita in fondo non mi
appartiene, se qualc'uno mi ha messo al mondo ci deve essere un
motivo e quindi non ho il diritto di farne ciò che voglio. Ho 65
anni (compiuti il 19 gennaio 2013), nella mia vita ho girato il mondo
per motivi di lavoro, andando ad installare impianti e automazioni
per il settore ceramico (piastrelle) per piccole ditte Italiane del
comprensorio di Modena, Sassuolo e Reggio Emilia, molte delle quali
sono fallite a causa della crisi. Sposato in Italia e separato da
molti anni, ho tre figli maschi Adalberto, Yuri ed Eros il più
giovane. Parlo e scrivo correttamente l'inglese, spagnolo 80% oltre a
qualche infarinatura di cinese e vietnamita, in quanto ho soggiornato
in Asia (Indocina) per diversi anni. Ora vivo in Vietnam con la mia
compagna nel suo modestissimo ristorante, sono povero ma felice.
Sono
un ITALIANO D.O.C. ed amo la mia patria, anche se in questi ultimi
anni non c'è da esserne orgogliosi di far sapere che sono Italiano,
per i motivi che tutti sappiamo ed è proprio in virtù di questo che
vorrei che il mio paese tornasse libero dalle catene della CE ed il
popolo sovrano come sta scritto nell'art. 1 della Costituzione,
calpestata dagli ultimi governi Prodi, Berlusconi (bunga bunga, come
lo chiamano all'estero) ed infine dal vampiro Monti, voglio tornare
ad essere orgoglioso di gridare ai quattro venti SONO ITALIANO
Alcune
immagini suggestive del Viet Nam












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