MONSANTO
III
Necroimpresa Monsanto,l’Agent Orange e le guerre americane
Necroimpresa Monsanto,l’Agent Orange e le guerre americane
di Daniela Zini
DA
UTILIZZARE AMPIAMENTE
DA
DIFFONDERE LARGAMENTE
MONSANTO
“Servire
gli altri, essere di qualche utilità alla famiglia, alla
comunità, alla nazione o al mondo è uno degli scopi principali
per i quali gli esseri umani sono stati creati. Non ti riempire
di affari personali, dimenticando i tuoi compiti più importanti.
La vera felicità è solo per chi dedica la propria vita al
servizio degli altri.”
dagli
insegnamenti dell’Albero Sacro dei Nativi Americani
III
Necroimpresa
Monsanto,
avrei voluto inserire una immagine
degli effetti sulle nascite
ma è troppo racapricciante e preferisco
non farlo
|
l’Agent
Orange e le guerre americane
al
piccolo Satish e ai nostri ragazzi, nostro avvenire
Noi
diciamo molto spesso che l’avvenire è nelle mani dei nostri
ragazzi. Ma, nell’attesa che divengano grandi, è nelle mani
degli adulti che riposa la responsabilità di proteggerli,
tutelarli e aiutarli a schiudersi perché possano, a loro volta,
contribuire a fare evolvere la nostra società.
di
Daniela
Zini
“Di
tutti i crimini di guerra, quello dell’Agent Orange,
in
Vietnam, è, particolarmente, aberrante.”
Noam
Chomsky
Per
la mia generazione, il Vietnam evoca la guerra; per i più
giovani, una destinazione turistica. Una nuova guerra fa
dimenticare la precedente e occulta, in gran parte, le sue
conseguenze, tanto più che l’informazione si concentra
esclusivamente sull’ultima.
Durante
la guerra del Vietnam, la MONSANTO si è, enormemente, arricchita
con la produzione del tristemente noto AGENT ORANGE.
I
suoi effetti sono sentiti, ancora oggi, e lo saranno, ancora, per
decine di anni.
Ieri,
in Vietnam, facendo uso di armi chimiche devastanti, gli Stati
Uniti hanno combattuto il comunismo, un regime che, allora,
incarnava la lotta per l’indipendenza nazionale del popolo
vietnamita, che si opponeva alla loro dominazione. Oggi, le
stesse politiche, assurde e ingiustificabili, si perseguono
dall’Afghanistan all’Iraq, passando per la Serbia, e dal
Libano a Gaza, armi al fosforo, a frammentazione o all’uranio
impoverito sono spante sulle popolazioni civili.
Prendere
coscienza della catastrofe generata dall’AGENT ORANGE è la
prima tappa, necessaria per prevenire ed evitare altri disastri.
Bambini
con gravi handicap e dalle forme, talvolta, inumane
nascono nell’istante in cui scrivo, perché le mutazioni
genetiche, acquisite dalle persone contaminate, si trasmettono
alla loro discendenza, ciò che rappresenta un vero crimine
contro il genoma umano.
“Il
vecchio Lakota era saggio. Sapeva che lontano dalla Natura il
cuore dell'uomo diventa duro. Sapeva che la mancanza di rispetto
per le cose che vivono e crescono, presto porta anche alla
mancanza di rispetto verso gli uomini. Tenete i vostri bambini
vicini alla Natura.”
Luther
Standing Bear
Durante
la prima guerra mondiale, sono impiegati una trentina di agenti
chimici, quali i gas utilizzati dalle truppe tedesche,
nell’aprile del 1915, nella regione di Ypres, in Belgio. I
rischi che tali armi fanno correre ai soldati dei due campi e
alle popolazioni civili induce i governi a adottare, il 17 giugno
1925, quello che è divenuto il Protocollo di Ginevra, che vieta
“l’uso in guerra di gas asfissianti, tossici o simili,
nonché di tutti i liquidi, materiali o procedimenti analoghi”,
atti ad avere un effetto tossico sulle piante, sugli animali e
sugli esseri umani. Il Protocollo proibisce, inoltre, l’uso,
come arma di guerra, di ogni sostanza, i cui effetti non siano
conosciuti. Il diserbante, impiegato a fini militari, dunque,
rientra nella categoria delle armi chimiche. Il protocollo del
1925 costituisce il diritto internazionale in vigore, per quanto
attiene alle armi chimiche, quando inizia l’intervento
americano nel Vietnam. Autorizzando l’uso dell’AGENT ORANGE,
per distruggere le foreste e le risaie, il presidente John F.
Kennedy lo viola, deliberatamente.
Durante
la seconda guerra mondiale, mentre le forze americane respingono,
con difficoltà, l’esercito giapponese, è avanzata l’idea di
affamare il Giappone, distruggendo i raccolti di riso con un
diserbante potente. Ricerche, finanziate dal governo, sfociano
sulla combinazione di due acidi: il 2,4-D (acido
2,4-diclorofenossiacetico) e il 2,4,5-T (acido
2,4,5-triclorofenossiacetico). I processi di fabbricazione
industriale del secondo acido – che entra per il 48,75% nella
composizione della combinazione, che resterà nella storia con il
nome di AGENT ORANGE – elaborati per massimizzare i profitti,
hanno come conseguenza di contaminarlo, a dosi più o meno
importanti, di una sostanza, estremamente, tossica la 2,3,7,8
tetraclorodibenzoparadiossina, TCDD, meglio noto come diossina.
Secondo i fabbricanti, questa “impurità” non può essere
eliminata. Più il tasso del diserbante 2,4,5-T è elevato nella
composizione del defoliante, più il tasso della diossina è
importante. L’AGENT ORANGE, di colore rosa-bruno, deve il suo
nome alle strisce di colore arancione, dipinte sui barili nei
quali è stoccato. Parimenti, sono “battezzati” gli altri
prodotti chimici detti “arcobaleno”, AGENT WHITE, AGENT
GREEN, AGENT PINK, AGENT PURPLE, AGENT BLUE. La diossina è una
sostanza cancerogena e teratogena, che produce malformazioni allo
stadio fetale e attacca i sistemi immunitario, riproduttivo e
nervoso.
Il
disastro industriale di Seveso del 10 luglio 1976, provocato
dalla fuoriuscita di una nube di diossina, che colpisce i comuni
di Meda, di Seveso, di Cesano Maderno e di Desio, testimonia dei
pericoli della diossina nel mondo intero. Questa triste vicenda
ispirerà il cantautore Antonello Venditti:
“(…)
voi, che vivete tranquilli nella vostra coscienza di uomini
giusti, che sfruttate la vita per i vostri sporchi giochetti
allora, allora ammazzateci tutti! (..…)”
Antonello
Venditti, Canzone per Seveso
L’AGENT
ORANGE è testato su un atollo del Pacifico. La sua nocività è
tale che il presidente Franklin Delano Roosevelt vieta
all’esercito americano di servirsene.
I
suoi successori non avranno gli stessi scrupoli.
Il
presidente Dwight David Eisenhower autorizza, nel 1959, la messa
a punto della tecnologia aerea, che permette l’aspersione del
defoliante.
“Vi
è molto di folle nella vostra cosiddetta civiltà. Come pazzi
voi uomini bianchi correte dietro al denaro, finché non ne avete
così tanto da non poter vivere abbastanza a lungo per spenderlo.
Voi saccheggiate i boschi e la terra, sprecate i combustibili
naturali. Come se non debba venire, dopo di voi, un’altra
generazione, che abbia, egualmente, bisogno di tutto questo. Voi
parlate, sempre, di un mondo migliore, mentre costruite bombe,
sempre più potenti, per distruggere quel mondo che, ora, avete.”
Walking
Buffalo
L’11
maggio 1961, durante una riunione segreta dell’US National
Security Council, il presidente Kennedy dà l’autorizzazione
a testare gli erbicidi nel Vietnam. Il primo spargimento
dell’AGENT ORANGE ha luogo, il 10 agosto 1961, nella provincia
di Kon Tum, situata nel centro del Paese. Si tratta di un ultimo
test, preludio all’OPERATION RANCH HAND (OPERAZIONE OPERAIO
AGRICOLO), che inizierà, cinque mesi più tardi: la più grande
guerra chimica di tutta la storia dell’umanità.
Il
30 novembre 1961, il Presidente John F. Kennedy dà
l’autorizzazione ad azioni aeree in vista di defogliare la
foresta vietnamita. Qualche mese più tardi, firmerà l’ordine
di utilizzare gli stessi mezzi per distruggere i raccolti
agricoli.
L’OPERATION
HADES (OPERAZIONE ADE) è lanciata.
È
il nome originale dato all’operazione americana di
defogliazione, via aerea, nel Sud del Vietnam, che, giudicato
troppo esplicito – Hades (Ade) è il dio dei morti – è
cambiato, poco dopo, in OPERATION RANCH HAND.
Il
12 gennaio 1962, un bimotore Hercules C-123 decolla per la prima
missione, l’OPERATION CHOPPER (OPERAZIONE ELICOTTERO). Per la
prima volta, la distruzione dell’ambiente diviene un obiettivo
di guerra. Si deve impedire che la foresta e la vegetazione
possano nascondere l’avversario, i suoi nascondigli e i suoi
spostamenti. Si devono distruggere i raccolti che servono a
nutrire popolazioni mal controllate e indurre i contadini ad
abbandonare le campagne permeate dalla guerriglia.
Il
16 gennaio 1965, il Milwaukee Journal riferisce di un
giovane capitano di aviazione, che ha studiato economia agraria
alla University of Minnesota, per conoscere i sistemi con cui
aiutare i Paesi sottosviluppati ad accrescere i loro raccolti, e
che usa, ora, le nozioni apprese per irrorare con un defoliante
le fitte foreste tropicali, le risaie, i campi coltivati del
Vietnam, al solo scopo di stanare il nemico e distruggere i suoi
raccolti per affamarlo.
Dal
1961 à 1971, si stima che 80 milioni di litri di defoliante
siano stati riversati su 3.3 milioni di ettari di foreste e di
terre. Più di 300 villaggi sono contaminati e il 60% dei
defolianti utilizzati è AGENT ORANGE, l’equivalente di 300
chilogrammi di diossina pura. Secondo uno studio condotto dalla
Columbia University di New York, pubblicato nel 2003, la
dispersione di 80 grammi di diossina in una rete idrica potrebbe
eliminare una città di 8 milioni di abitanti. Lo spargimento
massivo dell’AGENT ORANGE colpirà, per lungo tempo, le
popolazioni civili vietnamite, ma anche i soldati americani che
saranno, altrettanto, esposti alla diossina senza precauzioni. Di
più, la MONSANTO nasconderà, deliberatamente, all’esercito
che il suo diserbante 2,4,5-T, in versione militare, o AGENT
ORANGE, contiene una maggiore concentrazione di residuo di
diossina TCDD rispetto alla versione agricola comune. Un
documento interno, disconosciuto dalla società DOW CHEMICAL, che
porta la data del 22 febbraio 1965, riferisce di una riunione
segreta dei principali fornitori dell’AGENT ORANGE, quali la
MONSANTO, per “discutere dei problemi tossicologici causati
dalla presenza di alcune impurità altamente tossiche” nei
campioni 2,4,5-T forniti all’esercito. DOW CHEMICAL intende
fare conoscere uno studio interno che mostra che “alcuni
conigli esposti alla diossina sviluppavano severe lesioni al
fegato”. La questione, affrontata dai fornitori di 2,4,5-T,
è se si debba informare il governo della tossicità dell’AGENT
ORANGE. Gerson Smoger, l’avvocato di molti veterani della
guerra del Vietnam, sostiene che “la riunione ha avuto luogo
nel più grande segreto. (…) La questione era di sapere se si
dovesse informare il governo. Come lo prova una corrispondenza,
di cui anche io ho una copia, la MONSANTO rimproverò alla DOW di
voler svelare il segreto. E il segreto fu mantenuto per almeno
quattro anni, quelli in cui gli spargimenti di AGENT ORANGE
raggiunsero il picco nel Vietnam…”
Tra
il 1965 e il 1968, lo stato maggiore americano ordina di
triplicare le “missioni di spargimento”. Dietro consiglio
dell’ammiraglio Elmo R. Zumwalt, l’US Air vaporizza anche
dell’AGENT ORANGE lungo i fiumi, per proteggere le missioni
navali di ricognizione dalle imboscate.
Negli
Stati Uniti, la controversia sull’utilizzo della diossina
scoppia dal 1965, quando la stampa svela l’esistenza di un
centro di ricerca militare sulle armi chimiche, a Fort Detrick,
nel Maryland.
Ma
il governo americano nega tutto.
“Questo
prodotto è un veleno non più pericoloso dell’aspirina.”,
afferma
un rappresentante del Pentagono al Washington Post,
nell’agosto del 1968.
Infine,
nel 1969, uno studio rende pubblica la nocività del diserbante
2,4,5-T, dopo che gli US National Institutes of Health (NIH)
hanno rivelato che dei topi, sottoposti a dosi importanti del
diserbante, hanno sviluppato malformazioni fetali e messo al
mondo figli nati morti.
Il
15 aprile 1970, il segretario all’agricoltura bandisce
l’utilizzo del 2,4,5-T, in ragione “del pericolo che
rappresenta per la salute”… ma si continua a vaporizzarlo
sulla giungla vietnamita, fino al 1971.
Ufficialmente,
gli Stati Uniti non utilizzano l’AGENT ORANGE da questa data.
Nel
1971, l’esercito interrompe l’OPERATION RANCH HAND e lo
spargimento dell’AGENT ORANGE, ma i suoi effetti devastanti
continueranno ben oltre, a causa della permanenza della diossina
nel terreno, nell’acqua e nella catena alimentare e del suo
carattere bioaccumulatore.
Nel
1975, gli Stati Uniti ratificano il Protocollo di Ginevra che
vieta “l’uso in guerra di gas asfissianti, tossici o
simili, nonché di tutti i liquidi, materiali o procedimenti
analoghi”.
I
territori “bersaglio” si estendono sui 16mila chilometri
della pista Ho Chi Minh, nel Laos e nella Cambogia, sulla zona
che si estende nel delta del Mekong fino alla penisola di Ca Mau,
nel Sud-Vietnam, sulle zone a margine della Cambogia e del Laos,
sulla zona battezzata Rung Sat, che controlla tutti i fiumi che
portano a Saigon e sulla zona smilitarizzata nel Sud del 17°
parallelo, frontiera tra i due Vietnam.
Secondo
il rapporto Stellman, finanziato dall’US National Academy of
Sciences (US-NAS), tra il 1961 e il 1971, l’esercito
americano avrebbe riversato circa 80 milioni di litri di
diserbante, contenente più di 300 chilogrammi di diossina TCDD,
su centinaia di migliaia di ettari, nel Sud e nel centro del
Vietnam, principalmente, ma anche nel Laos e nella Cambogia.
Secondo
Franz J. Broswimmer, nel suo libro Ecocide, questo
“spargimento” ha interessato il 20% delle foreste del Sud
Vietnam e contaminato 400mila ettari di terreno agricolo. Da 2,1
a 4,8 milioni di vietnamiti sono stati, direttamente, esposti
all’AGENTE ORANGE, ai quali si deve aggiungere un numero
sconosciuto di cambogiani, laotiani, di civili e militari
americani e dei loro diversi alleati – australiani, canadesi,
neozelandesi, sud-coreani –.
In
Vietnam, le persone, che vivono all’epoca nella zona
contaminata, scoprono, a poco a poco, l’ampiezza dei danni.
Bambini nascono senza testa, senza gambe, altri sono affetti da
tumori alla testa…
Si
scopre, in seguito, che l’AGENT ORANGE non contamina per
contatto diretto, ma attraverso la catena alimentare.
In
aggiunta alla catastrofe sanitaria, il Vietnam deve fare fronte a
una catastrofe ecologica. Quasi il 17% delle foreste del
Sud-Vietnam è stato abbattuto, le mangrovie distrutte.
E,
non è finita!
La durata di vita della diossina
nei terreni può raggiungere un centinaio di anni, stimano gli
scienziati.
|
“L’uomo
non tesse la ragnatela della vita, di cui è soltanto un filo.
Qualunque cosa faccia alla ragnatela, la fa a se stesso.”
Chief
Seattle
In
Vietnam, il tasso di concentrazione di diossina rilevato negli
adulti, ma anche nei bambini nati dopo la guerra è,
anormalmente, elevato nelle regioni dove è stato riversato
l’AGENT ORANGE.
Mentre
nel resto dell’Asia del Sud-Est, la frequenza del
coriocarcinoma – una forma di cancro dell’utero – è dall’1
al 2 per mille, nel Vietnam del Sud è del 6 per cento.
Dopo
la guerra, migliaia di soldati americani, australiani, coreani,
neozelandesi e americani, che hanno servito nel Vietnam, sono,
ancora, vittime di malattie della pelle, di tumori, di diverse
forme del morbo di Hodgkins, di cancri del polmone, della
laringe, della trachea, della prostata. Il tasso dei bambini
malformati fisicamente o mentalmente, nati da un padre che ha
servito in Vietnam, è anormalmente elevato. La morte improvvisa
nei neonati di soldati esposti all’AGENT ORANGE è quattro
volte più elevata nei veterani del Vietnam esposti ai defolianti
rispetto agli altri ex-combattenti.
Quaranta
anni dopo la fine della guerra, le malattie e i sintomi legati
alla diossina sono sempre presenti in Vietnam e in certe zone,
resta una quantità considerevole di diossina. Si contano, oggi,
tre generazioni di vietnamiti contaminati dai diserbanti. Gli
Stati Uniti non hanno, mai, ammesso la loro responsabilità per i
danni causati dai diserbanti nel Vietnam e non hanno, mai,
versato il minimo centesimo alle vittime vietnamite, cambogiane e
laotiane dell’AGENT ORANGE.
Ironia
della sorte, sono stati i veterani del Vietnam che hanno
denunciato, per primi, le malattie di cui sono affetti:
disfunzioni ormonali, malattie della pelle, cancri…
Nel
1978, Paul Reutershan, un veterano affetto da cancro
all’intestino, denuncia i produttori dell’AGENT ORANGE. Sarà,
subito, raggiunto da migliaia di veterani del Vietnam, affetti da
vari sintomi, per costituire la prima azione di gruppo o class
action, mai intentata contro la MONSANTO. Questo caso sarà
rivelatore dei metodi usati dalla società di Saint-Louis, quando
si tratta di affrontare la giustizia.
Per
avere causa vinta, i veterani debbono provare di essere stati
contaminati dalla diossina presente nell’AGENT ORANGE, al
momento della guerra del Vietnam, e che questa diossina TCDD è
ben all’origine delle loro malattie. A sua difesa, la MONSANTO
replicherà che la “diossina è onnipresente nella
popolazione americana, nell’ambiente e negli alimenti…”,
cosa che è, purtroppo, vera, tanto questo genere di inquinamento
è diffuso. Tuttavia, la percentuale presente nei veterani è ben
superiore a quella che si può riscontrare in un normale
contesto.
Il
caso non è, dunque, chiuso.
Si
deve, poi, provare che la diossina è un agente cancerogeno
attraverso studi scientifici che richiedono, necessariamente, un
lungo termine, a causa del tempo di incubazione del cancro. La
MONSANTO possiede questo genere di studi, dopo l’incidente a
Nitro, nel West Virginia, in cui diverse decine di operai sono
stati esposti, l’8 marzo 1949, alla diossina e seguiti dal
dottor Raymond Suskind. Per provare che la diossina non è
cancerogena, la MONSANTO vuole dimostrare, trenta anni più
tardi, che gli operai esposti non hanno sviluppato patologie
particolari rispetto alla popolazione normale. È il dottor
George Roush, direttore medico della MONSANTO, che supervisionerà
il contenuto degli studi della MONSANTO pubblicati nel 1980, 1983
e 1984.
Se
ne può dubitare?
Gli
studi della MONSANTO si concluderanno, ovviamente, con l’assenza
di ogni correlazione tra l’esposizione al 2,4,5-T dell’AGENT
ORANGE e il cancro.
I
veterani accettano, allora, un accordo conciliativo e, il 7
maggio 1984, i produttori dell’AGENT ORANGE mettono sul tavolo
180 milioni di dollari. Il giudice ordina che il 45.5% della
somma sia pagato dalla MONSANTO, a causa della forte percentuale
di diossina nel suo 2,4,5-T. È così che 40mila veterani
riceveranno, secondo i casi, un aiuto compreso tra i 256 e i
12.800 dollari. Il caso è chiuso, ma lascia un gusto di amaro in
bocca ai veterani, che debbono contentarsi di risarcimenti ben
inferiori alle spese sanitarie cui debbono fare fronte.
Agli
inizi degli anni 1980, alcuni ricercatori vietnamiti si rendono
conto dell’esplosione di cancri, di effetti teratogeni… ma
gli Stati Uniti non ne riconoscono i metodi.
Dopo
aver tentato, per più di venti anni, di negare le conseguenze
sanitarie dell’AGENT ORANGE, il governo americano capitola. Nel
febbraio del 1991, il Congresso vota l’Agent Orange Act,
che stabilisce una “presunzione ufficiale di relazione con
il servizio” nel caso di ex-combattenti del Vietnam affetti
da linfonodi o da sarcomi. Di più, si è constatato un aumento
del numero di cancri tra i contadini del Kansas e del Nebraska
esposti alla diossina. La legge impone alla National Academy
of Sciences di pubblicare una lista delle malattie imputabili
al prodotto e di aggiornare questa lista ogni due anni. Al 2005,
una ventina di affezioni saranno repertoriate: leucemia linfoide,
sarcoma, morbo di Hodgkin, cloracne, cancro della prostata e
delle vie respiratorie, spina bifida...
Nel
1999, circa 20mila veterani sud-coreani sporgono due denunce
separate contro le imprese di diserbanti, reclamando 5 miliardi
di dollari. Perdono in prima istanza, nel 2002, ma si appellano e
vincono, il 26 gennaio 2006. La giustizia condanna MONSANTO e DOW
CHEMICAL a versare 62 milioni di dollari a 6.800 persone,
ciascuna delle quali dovrebbe ricevere tra i 6.200 e i 47.500
dollari.
Il
31 gennaio 2004, la Vietnam Association For Victims of Agent
Orange (VAVA), presenta un ricorso collettivo contro le
società produttrici dell’AGENT ORANGE – tra le quali la
MONSANTO e la DOW CHEMICAL – per crimini contro l’umanità e
crimini di guerra. La prima udienza di questo processo ha luogo,
il primo marzo 2005, a New York. Il 10 marzo, la Corte
Distrettuale rigetta l’azione legale. L’associazione ricorre
in appello, l’8 aprile 2005. Nel giugno del 2007, in occasione
della visita di sei giorni del presidente vietnamita Nguyen Minh
Triet, negli Stati Uniti, parlando della causa riaperta di fronte
alla Corte di Assise, a Washington, George W. Bush (1) liquida
l’argomento con poche, significative parole:
“Non
saranno dei contenziosi giudiziari a fermare la collaborazione
produttiva tra gli Stati Uniti e il Vietnam.”
Il
22 febbraio 2008, a New York, la Corte di Appello degli Stati
Uniti conferma il giudizio, precedentemente, espresso dalla Corte
Distrettuale, motivando la decisione in base a numerosi principi
giuridici. Tra questi, si afferma l’impossibilità di
classificare l’AGENT ORANGE come arma letale, in quanto
semplice erbicida, pur contenente diossina, sostanza letale per
l’uomo. Di conseguenza, le aziende produttrici e il governo
americano non sono imputabili di reato, perché si sono limitati
a fare uso di un “normale” diserbante, i cui effetti,
drammaticamente visibili, sulla salute delle persone, sono
“effetti collaterali” del diserbante stesso. Agli inizi di
marzo del 2009, la Corte Suprema degli Stati Uniti rifiuta di
rivedere il primo giudizio pronunciato, l’anno precedente,
dalla Corte di Appello di New York, a motivo che l’AGENT ORANGE
è stato utilizzato come defoliante e non come sostanza tossica
nei confronti delle popolazioni umane
Il
diserbante killer non è condannabile, l’arma chimica
sì.
E
se la sostanza è ambedue le cose?
Si
tratterebbe, dunque, di un semplice problema di dizionario?
Di
fatto, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha, molto
semplicemente, scagionato lo Stato americano e le società
implicate nella produzione del defoliante.
Questo
crimine umano e ambientale resta, dunque, impunito.
Nel
maggio del 2009, il Congresso americano pubblica un rapporto
sulle Vietnamese victims of Agent Orange and U.S.-Vietnam
relations. L’autore, Michael M. Martin, sottolinea la
necessità di stabilire buoni rapporti con il Vietnam nella
situazione geopolitica attuale e poiché la questione dell’AGENT
ORANGE, ultima sopravvivenza della guerra, è un ostacolo,
suggerisce di trattarla in modo umanitario senza riconoscere –
il rapporto insiste su questo punto – alcuna responsabilità a
tale riguardo.
Alcuni
grandi giornali americani riprendono il dibattito, ponendosi la
stessa domanda:
“Il
Vietnam è abbastanza importante perché gli Stati Uniti si
impegnino seriamente sul problema dell’AGENT ORANGE?”
La
risposta va da sé e gli incidenti nel Mar della Cina Meridionale
la giustificano ancora di più. Nelle sue conclusioni, il
rapporto Martin suggerisce l’adozione di un piano pluriennale
di aiuto al Vietnam come una della misure atte a favorire il soft
power degli Stati Uniti in Asia.
Il
28 giugno 2010, mentre l’United Nations Development
Programme (UNDP) dà l’annuncio di un progetto di 5 milioni
di dollari per la decontaminazione dell’aeroporto di Bien Hoa,
nei pressi di Ho Chi Minh-City (l’ex-capitale Saigon), sotto
l’egida di una organizzazione indipendente, la Global
Environment Facility, gli Stati Uniti decidono di stanziare
32 milioni di dollari per il risanamento della zona di Da Nang.
Il
19 novembre 2010, l’United States Agency for International
Development (USAID) informa del piano biennale, a partire dal
luglio del 2011, il comitato popolare della città, e un accordo
è firmato con il ministro vietnamita delle risorse naturali e
dell’ambiente.
Il
maggio scorso, due veterani americani rivelano che l’US Army
ha sotterrato, nel 1978, uno stock di AGENTE ORANGE
(circa 50mila litri) nella base militare US di Camp Carroll, a
Chilgok, situato a 300 chilometri a Sud-Est di Seul, nella Corea
del Sud. Un altro ex-combattente dichiara di aver partecipato,
nel 1963-64, al sotterramento di prodotti chimici a Camp Mercer,
situato a Bucheron, nei pressi della capitale sud-coreana.
Il
18 giugno scorso, in una cerimonia ufficiale, i due Paesi danno
il via al programma comune di bonifica dell’aeroporto di
DaNang.
La
realpolitik dell’amministrazione Obama ha, dunque, un
effetto collaterale positivo.
L’esigenza
di giustizia resta.
Gli
Stati Uniti trarrebbero onore, riconoscendo la loro
responsabilità verso il Vietnam e i vietnamiti.
Similmente,
le compagnie che hanno fabbricato i defolianti, ne hanno nascosto
la tossicità, falsificando i risultati delle ricerche, hanno
accumulato, con la loro vendita, enormi benefici e finanziato la
loro riconversione nell’agroalimentare.
Il
Vietnam ha bisogno di un aiuto massivo.
Le
vittime non possono attendere.
“O
Grande Spirito, concedimi
la
Serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il
Coraggio di cambiare le cose che posso cambiare
e
la Saggezza di capirne la differenza.”
Preghiera Cherokee
|
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